Itaca n.1 - page 19

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next · dal, sul, nel carcere
30/08/2009
Guardo queste gelide sbarre. Il cielo senza
stelle e miriadi di ferite sotto pelle.
Sono qui chiuso per la prima volta tra quat-
tro mura…
Intorno a me solo cemento e ferro. Sono arri-
vato a questo punto,
toccando il fondo,a causa della mia tossi-
codipendenza e della strada.
La strada e la sostanza mi hanno rubato l’an-
ima,facendomi sbattere il corpo
Su questa squallida branda. Iniziai per gio-
co,sentendomi io,padrone di tutto
e soprattutto in grado di frangere le regole
morali e le leggi dello stato.
Sono solo adesso,solo in tutti i sensi. Tanti
reati,ma in mano non mi ritrovo
Nient’altro che cenere. La mia cara mamma
non riesce neanche a varcare
Il cancello del carcere per venirmi a trovare,
per quanto dolore e vergogna trova.
L’ho ancora una volta delusa. Spero che un
giorno possa perdonarmi.
La mia compagna viene regolarmente ai col-
loqui settimanali,
con il mio angelo dio bimbo. Tutti e due si
vivono la mancanza della figura maschile
al loro fianco,che gli fa da spalla nei momenti
difficili della vita.
Il rumore dei blindi che si aprono e si chiud-
ono ancora mi risuonano nella mente.
Appuntati con mazze di chiavi che aspettano
la chiamata d’un detenuto per farsi
la doccia. In carcere la doccia è il momento
in cui ti puoi rilassare per far si
che l’acqua porti via un po’ di tutto quello
squallore che ti vivi chiuso
tutto il giorno in cella. Due ore d’aria alla
mattina e due dopo pranzo,
intervallate dal carrello delle terapie. Gocce,
pastiglie, cocktail di medicinali
per sedare ai detenuti ansia e pensieri che
tutto il giorno come un tarlo
ti divora il cervello e l’anima. Lì dentro non
sei nessuno,oltre che toglierti la libertà
ti privano anche della dignità,ammassati
come bestie in quei letti a castello freddi
e angusti,colpa anche del sovraffollamento
carcerario per cui lo stato non fa nulla
e lascia marcire l’uomo in quei casermoni di
cemento.
Il carcere invece di essere un posto di recu-
pero e di rinserimento nella società
è solo una punizione che alimenta giorno per
giorno rabbia e odio,gente che si taglia
con lamette da barba perché arrivano al
punto in cui non sopportano più il dolore
interiore
e lasciano posto a quello fisico. Ma di fatto
non risolve nulla,parlo al presente perché
quello che ho vissuto da tossicodipendente lì
dentro, rivivo ad occhi aperti ogni volta che
il mio cervello sfiora quel pensiero.
Ormai ho varcato quel portone infernale e
sono al di là del muro di cinta,pronto a pren-
dere in mano
la mia vita e cercare di spiccarmi il volo
come una farfalla,cercando di non spezzarmi
più le ali e ricadere lì dentro.
Giacomo P.
Non si viene a capo di nulla
“stai bene così, fatti la galera”
Detenuti per droga sono tra i 15 e i 20
mila, la loro restrizione in carcere non
serva a niente, serve solo a parcheggia-
rli in gabbie piene di violenza con con-
dizioni disumane sotto tutti i punti di vista.
Chi entra in carcere per reati connessi agli
stupefacenti dentro non riesce a risolvere il
suo problema di tossicodipendenza. Anzi,
tutto ciò che potrebbe fare fuori per riuscire a
combattere la dipendenza dentro viene com-
pletamente impedito. Dentro vivi in uno stato
di cattività, non riesci a esprimere socialità
insieme agli altri perché stai chiuso, i rappor-
ti familiari spesso vengono completamente
distrutti, puoi tranquillamente continuare a
distruggere la tua vita con l’uso di tutti i tipi di
droghe illegali e legali che ti vengono profuse
in dosi massicce dallo stato con l’intento di
tenere la popolazione carceraria sedata al
massimo ed una volta scontata la tua pena
vieni rigettato nella società con un Master
criminale preso con il massimo dei voti,
insomma entri tossico consumatore di piazza
esci trafficante o altro, con mille possibilità a
delinquere.
Tra le cause sociali la prima è l’emarginazione.
In carcere sono ben pochi i tossicodipendenti
provenienti dalle classi sociali più ricche,
i “figli di papà”, per intenderci. Per chi ha
poche prospettive, un tiro o un ago, resta
comunque una bella “sanata”. Se non hai un
lavoro, un modo per guadagnare umilmente la
tua vita, se non hai un posto dove poter stare
decentemente rimane uno dei tanti rimedi.
Ce ne sono anche altri di rimedi: l’alcol per
esempio e altre sostanze. C’è tanta gente
che usa droghe ma non finisce in carcere. Ci
finisce chi commette dei reati per procurarsi
i soldi, tutti o quasi, che servono a comprare
droga. Per comprarsi una bottiglia di vino
bastano pochi euro e si è tossicodipendenti
allo stesso modo, ma il vino è legale e non si
va a finire in galera.
Bisognerebbe avvicinarsi e porre rimedio
con risultati effettivi per i tossicodipendenti
detenuti in carcere, facendogli sfruttare il
periodo di reclusione in modo costruttivo,
dando loro la possibilità di mettere mano in
modo concreto al problema, dando appog-
gio, informazioni e sostegno sin da subito,
fornendogli al loro ingresso nell’ istituto pen-
itenziario la possibilità di poter scegliere con
adeguato supporto e chiare informazioni sui
percorsi socio riabilitativi, Sert, operatori,
comunità terapeutiche, psicologi, tutor, tutti
questi all’ interno dei carceri esistono solo
a parole, rispetto alla domanda la risposta è
praticamente zero. Bisognerebbe ridisegnare
e ragionare su un sistema completamente
nuovo, potrei portare come esempio altri
paesi europei e non solo, non voglio dilun-
garmi su altre questioni. Siamo in Italia e
ragioniamo sull’Italia.
La nostra costituzione sancisce con l’articolo
27 “Le pene non possono consistere in trat-
tamenti contrari al senso di umanità e devono
tendere alla rieducazione del condannato”
Ognuno di noi ha un problema, il suo punto
di partenza in questa strada schifosa che non
dimenticherai mai. Se la società vuole scon-
figgere questo male deve contribuire attiva-
mente perché è dal suo interno che questo
male ha origine Ci sono tantissimi che hanno
avuto gli strumenti per decidere una vita
migliore, altri che non hanno modo di cambi-
are, che non sanno come cambiare e per molti
le porte del carcere si aprono più volte tanto
da farci una abitudine ed entrare a far parte
del circolo vizioso che non spaventa più, anzi,
spesso è calcolato come parte integrante del
gioco distruttivo. Negli anni ci si rincontra con
altri detenuti, si prendono confidenze con le
guardie penitenziarie, cresce il curriculum
dei reati quasi da acquisire sempre più punti
ad ogni fermo e tutto ciò sino a quando non
iniziano a fioccare le condanne definitive che
ti riporteranno nuovamente in carcere, in quel
ripostiglio degli esclusi e da dove non riuscirai
per molti anni, spesso troppi.
Il carcere non riabilita, ti strappa ogni possi-
bilità, ti ferma anziché metterti in movimento.
Ti ferma e tu stai dove stai.
Antonio Flajani
Ricordo ancora quando al mattino aprivo gli
occhi e la prima cosa che vedevo
Erano le sbarre della porta che mi separava-
no da tutto il resto,da tutte le persone
A cui voglio bene. Erano giorni cupi e tristi
che hanno lasciato un segno indelebile
Dentro di me. Non posso,con le sole parole,-
descrivere quello che ho vissuto.
Il carcere è una bestia infernale che ti ingh-
iotte e ti tiene racchiuso nel suo ventre.
Molte volte ho rischiato di perdere la speran-
za di uscirne illeso,perché queste
Esperienze ti riducono l’anima e il cuore a
brandelli. Poi con l’aiuto delle persone
A me care della comuntà “Ama” sono riusci-
to ad intravedere quel bagliore di luce
Che mi ha ridato la voglia di farcela,di spera-
re in giorni migliori ed è grazie
A tutti voi se oggi sono qui a parlarvi della
mia esperienza e del traguardo che ho
Raggiunto.
Adesso sta solo a me giocarmi le carte
giuste,per arrivare al traguardo finale
Che è “la mia vita”.
Nicola Antenucci
Primo carcere
Carceredipendenza
Ricordo
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