Il Monastero - Il restauro

e Ripa con la chiesa S. Iustae , toponimi ancora in uso alla destra del torrente di Luco. Nella donazione di Ilperimo e di sua moglie Ladi 9 di diecimila moggia di terreno sono compresi il castello di Luco con la chiesa di S. Angelo e i possedimenti posti in Ripa con la chiesa S. Iustae , in Cangiano con le chiese S. Salvatoris e S . Iohannis , in Pomario e in Pito , toponimi riscontrabili alla sinistra del torrente di Luco. Considerando che un moggio farfense corrisponde a 2300 mq circa 10 , il territorio donato a Farfa si estendeva per una vasta area di 39,1 kmq, intorno all’attuale monastero di San Benedetto. Le ricche donazioni del 1039 nella fertile val- lata lungo la via Salaria, lasciano ipotizzare un insediamento monastico e la trasformazione di una precedente chiesa non citata nei due documenti perché già edificata su un terreno di proprietà farfense. Lo scavo archeologico ha messo in luce le fondamenta di una struttura absidata a navata unica, costruita intorno alla metà dell’XI secolo, delle dimensioni interne di circa undici metri di lunghezza e quattro di larghezza con l’abside largo tre metri e profondo due e l’asse longitudinale legger- mente ruotato in senso orario rispetto a quello dell’attuale chiesa. La parete interna della fondazione absidale, costruita su di uno sperone roccioso irregolare di travertino, in alcuni punti molto profonda per livellare il piano di posa dei muri in elevazione, al centro coincide con la superficie interna della parete dell’attuale abside. Nelle fondamenta sono stati ritrovati, tra le pietre, alcuni conci affrescati dell’XI secolo che rimandano alla prima chiesa. Inoltre lo scavo archeologico ha permesso di individuare nello spazio antistante la seconda chiesa, entro il perimetro del- l’attuale, due rari esempi di fornaci tangenti e parallele dell’XI secolo utilizzate per la fusione delle campane secondo l’impian- to teofiliano 11 . All’esterno, nell’area sud, è stata ritrovata una fornace per la produzione della calce dello stesso periodo. 67 Scavo archeologico, conci affrescati dell’ossario più antico sotto Il presbiterio prima del restauro, 1998

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