Il Monastero - Il restauro
Quattrocento e degli inizi del Cinquecento, la sostituzione del tetto e ove possibile il recupero degli infissi. Tutte le aperture tamponate nei secoli passati sono state messe in luce. La porta all’inizio della navata è tornata a collegare l’ala nord del mona- stero con l’aula sacra e quella posta al centro, sullo stesso lato, comunica di nuovo con l’area esterna. L’apertura soprastante testimonia la passata funzione di collegamento tra la chiesa e il piano superiore del monastero. L’antica monofora in faccia- ta è stata recuperata e, come quella posta al centro dell’abside, è tornata a scandire il passare delle ore e delle stagioni con le proiezioni luminose sul pavimento e sulle pareti in ombra. Il recupero delle due monofore poste sul lato sud della navata non ha permesso di ricreare l’analoga funzione per la presen- za dell’ampliamento che ancora le ingloba. Il restauro dell’area presbiteriale, maggiormente coinvol- ta nelle demolizioni degli anni ottanta, ha mantenuto le tra- sformazioni apportate, evitando ricostruzioni arbitrarie e ricreando in tal modo la spazialità degli inizi del Cinquecento, con le pareti in pietra a vista in parte affrescate e l’altare posto al centro su un gradino sopraelevato. L’antica porta sul muro nord è stata in parte riaperta per collocarvi il tabernacolo, mentre la porticina a sud, in alto, collega ancora visivamente il presbiterio al locale posto sopra l’attuale sacrestia, ora adibito a sala capitolare. Della volta posta sopra l’altare, costruita agli inizi del Seicento, restano solo le cornici in travertino, poste sopra quelle originarie scalpellate, dei muri più spessi del pre- sbiterio, poiché la volta fu solo addossata alla parete absidale, già intonacata e imbiancata, come prescritto nelle prime visite pastorali del Cinquecento. Restano invece tracce della demoli- zione dell’arco trionfale, avvenuta nel XV secolo, negli angoli intonacati del presbiterio, nell’attacco con i muri perimetrali e nei quattro ossari gemelli della navata costruiti con il materia- le di risulta. Antistante all’altare è tornata visibile la pietra di copertura dell’ossario più antico, costruito con i conci affresca- ti della seconda chiesa del secolo XI. La pavimentazione della navata mantiene le originarie mattonelle in cotto, di cui una datata 1856, le cornici in tra- vertino e le pietre di copertura dei quattro ossari più antichi, dell’ossario del 1857, al centro, e di quello dei bambini, posto a destra dell’ingresso. La lastra sepolcrale del 1835 del prepo- sto De Angelis resta al centro della navata, mentre quella set- tecentesca del Vannarelli, rimossa nel 1980-82, è stata collo- cata nella sacrestia. L’altare, il tabernacolo e l’ambone sono stati predisposti dalla comunità camaldolese con la collabora- zione del maestro Goffredo Gaeta, che ha anche realizzato le vetrate e la lunetta soprastante il portale principale. L’ala nord del monastero è stata completamente recupe- rata per la vita monastica con la realizzazione di una cappella, 109 pagine precedenti Il monastero prima del restauro e nella fase di ricostruzione vedute da sud-ovest sotto e a sinistra Consolidamento della scarpata lungo il fosso di Luco
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