Lavoro e diritti in Valle d'Aosta

SE CENT’ANNI VI SEMBRAN POCHI, PROVATE VOI … Piero Parlamento - Enrico Monti La storia della Confederazione Italiana del Lavoro in Valle d’Aosta, prima come semplice Camera del Lavoro di Aosta, poi, all’indomani del secondo conflitto mondiale, quale struttura sindacale articolata sul territorio regionale, è tra le meno “antiche” nell’ambito del centenario nazionale della CGIL . Causa della sua tardiva e fragile costituzione il 1° gennaio 1905, come è testimoniato dallo Statuto e dal programma della Camera del Lavoro di Aosta, fu indubbiamente la scarsa consistenza degli insediamenti industriali in Valle, in particolare attorno al capoluogo regionale, e la conseguente assenza di un significativo proletariato industriale. Quasi inesistente anche l’altro soggetto sociale, il bracciantato agricolo, che in Italia fu uno dei propulsori del processo di sindacalizzazione. Per la più recente ricerca storiografica, l’atto costitutivo della Camera del Lavoro di Aosta del 1905, un anno prima della nascita della Confederazione Generale del Lavoro, avvenuta a Milano il 1° Ottobre 1906, è da considerarsi piuttosto il frutto di una diaspora all’interno del giovane movimento socialista valdostano – di cui Clément Créton fu un discusso protagonista – che la naturale conseguenza di un processo di consapevole auto organizzazione dei ceti salariati. Pur non smentendo questa tesi, anche se molti aspetti andrebbero approfonditi, è innegabile tuttavia che tale scelta, per quanto labile, fosse in sintonia con ciò che maturava nel movimento operaio italiano e, comunque, rappresentò un primo riferimento per alcuni settori lavorativi, specie l’edilizia e la panificazione. Del resto, in Valle i fermenti sociali erano tutt’altro che assenti. Nel 1904 a Pont-Saint-Martin, dove la presenza industriale era più vivace, nasce ad opera del socialista Darò una embrionale Camera del Lavoro in contatto –a differenza di quella di Aosta – con la Camera del Lavoro di Torino, una delle prime sorte in Italia con le consorelle di Milano e Piacenza. Come è ben testimoniato da Luciana Pramotton nel suo saggio, anche il movimento mutualistico, quale prima forma di associazionismo operaio, si diffuse in Valle, radicandosi nel tempo. Fu nella casa del socio fondatore della “Société du Secours Mutuel entre les ouvriers de Saint-Pierre, Villeneuve et des Communes limitrophes”, il socialista Antoine Georgy di Villeneuve, che si festeggiò nel 1893, per la prima volta in Valle d’Aosta, il 1° Maggio . Tradizione che fu mantenuta da altre Società di mutuo soccorso negli anni successivi. Lo stesso Clément Créton fu consigliere della “Société de Secours Mutuel entre les ouvriers d’Aoste ”. Nonostante tali connessioni, il movimento mutualistico in Valle ha avuto una storia a sé stante, parallela a quella del sindacato, senza mai confluire nel suo alveo, come è invece avvenuto in altre esperienze italiane agli albori del movimento. Il solo elemento che negativamente ha accomunato Società di mutuo soccorso e sindacato fu quanto comportò per entrambi l’avvento del fascismo: crisi senza ritorno per le prime, vera e propria cancellazione per la Camera del Lavoro di Aosta. L’effettiva rivoluzione industriale attecchì in Valle in concomitanza con la prima guerra mondiale. La necessità di sfruttare tutte le materie prime esistenti e la sempre maggiore importanza dell’energia idroelettrica spinsero molte aziende ad installarsi in Valle, per poter fronteggiare una domanda di commesse belliche sempre più forte. È il caso dei cotonifici Brambilla a Verrès dal 1914, della Soie a Châtillon dal 1919 e della Società Ansaldo insediatasi nel 1917 ad Aosta per la produzione di acciaio. Per la medesima ragione – sfruttare cioè il “boom” della produzione bellica – molte delle aziende già esistenti in Bassa Valle potenziarono le loro capacità produttive. Tutto ciò comportò una massiccia campagna di assunzioni, non solo in loco ma anche dalle regioni più vicine, Piemonte e Lombardia in prima battuta, per avere una forza lavoro qualificata, già pronta per il ciclo produttivo. Così, al termine della Grande Guerra, il proletariato industriale toccava in Valle le 6.000 unità, superando quell’anemia sociale che aveva fino ad allora impedito il formarsi di una tangibile organizzazione di massa. 16 ]

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