Lavoro e diritti in Valle d'Aosta

Da cosa derivava questa fiducia? Non avevo l’abitudine di star seduto nell’ufficio della Commissione Interna. Ero a contatto con gli operai, andavo nei reparti. Andavo perchè mi piaceva sentire quelli che erano i loro bisogni. Forse è ciò che manca oggi; non è per van- tarmi, ma io venivo già da una vita di lavoro e se c’era qualcosa nei reparti ero io che dovevo andare. Eravamo in quin- dici in Commissione Interna e tre in segreteria: uno della Cisl, uno della Cgil e uno del Savt, ma chi doveva andare nei reparti ero io. Forse perchè ero più conosciuto. A suo parere quando è migliorato il tenore di vita dei lavoratori? Io sono stato alla Cogne sino al 1973, cominciava già ad andar meglio. Le paghe erano migliorate. Non c’era più il distacco tra operai e impiegati. C’è stato un periodo in cui gli operai erano veramente indignati non solo contro il com- portamento degli impiegati che non scioperavano mai, ma per le paghe migliori delle nostre. E questo non era tanto simpatico, perché il lavoro che svolgevano loro non era tanto diverso dal nostro. Quali sono stati gli scioperi più importanti? Di scioperi ne abbiamo fatti tanti, e forse abbiamo anche esagerato. Comunque ne abbiamo fatto uno di quaranta gior- ni. È stato veramente qualche cosa che non si rifarà più: due ore di sciopero per turno per quaranta giorni di seguito. Gli operai - non è mancato giorno - davanti alla Direzione: al turno del mattino erano 1500, 1600! Quelli che erano nei laminatoi, giù in fondo alla Cogne, venendo su verso il piazzale rastrellavano gli altri nei reparti; tutti allora ascol- tavano il povero Graziola che non ha mai saputo parlare in pubblico... dato che le altre organizzazioni sindacali non erano più in gioco, eravamo solo noi della Cgil a tirare avanti. Perchè facevate sciopero? Per il premio di produzione e contro i licenziamenti discriminatori. Poi un altro sciopero, forse ancora più deciso, è stato quello dei venti giorni. Abbiamo bloccato la Cogne completamente, con le portinerie chiuse: non entrava più nes- suno, solo i dirigenti. Scioperi di questo tipo sono pesanti per i lavoratori, come hanno reagito la città, le famiglie, le donne? Le famiglie facevano una sottoscrizione e aiutavano quelli che erano più bisognosi: il pacco di riso, la pasta... si aiuta- vano. Noi conoscevamo quelli che avevano più bisogno degli altri. C’era veramente la solidarietà di tutta la popola- zione quando uscivamo in corteo. Quando stai per venti giorni in fabbrica lo sciopero stanca, allora bisognava trovare la maniera di fare qualcosa di nuovo. Non so: il cartello, il corteo sino al Consiglio Valle, anche per distrarre un poco. Questi scioperi sono stati vincenti? Non sempre. Sì, ci scappava qualche cosa, ma forse non valeva la pena fare venti o quaranta giorni di sciopero. Questo è vero. Parlava di licenziamenti discriminatori. Che clima c’era? Se un lavoratore era iscritto alla Cgil cosa rischiava? Non vorrei dirlo, ma noi eravamo allora veramente presi di mira: tre membri di Commissione Interna licenziati per nessun motivo. Sessanta attivisti sindacali Fiom trasferiti di reparto. 132 ]

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