Lavoro e diritti in Valle d'Aosta
ricordo di Sergio Graziola. Quello che è stato, quello che ha fatto. Il suo impegno appassionato, il suo carisma, le sue fatiche, le sue gioie, le sue amarezze (il figlio Ingegnere non viene assunto alla Cogne perchè di Graziola c'è n’è già uno di troppo). Ricordare Graziola vuol dire mantenere viva la memoria di un lungo periodo di vita di un uomo, di un leader sindacale e di quanti hanno lavorato con Sergio per garantire la continuità nella mitica FIOM-CGIL così come è stata e come in parte è ancora oggi, con le sue prese di posizione e di responsabilità, con le sue rudezze, il suo rigore, le sue verità, il suo prestigio. [ 131 INTERVISTA A SERGIO GRAZIOLA Sergio Graziola, quando è entrato per la prima volta in fabbrica? Nel 1929, in una delle più grosse fabbriche del biellese. Allora guadagnavo 90 lire al mese, si facevano 10 o 12 ore al giorno, si lavorava sodo e non si avevano nemmeno i soldi per mangiare. Com’era l'ambiente operaio durante il fascismo? Nel biellese tutti lavoravano in fabbrica ed erano antifascisti. Qualcuno portava la camicia nera, ma erano antifascisti. E in fabbrica ho imparato ad avere un concetto diverso della dittatura fascista, e cioè che proteggevano solo i ricchi e noi dovevamo tirare la cinghia per far ricchi loro. Ne1 1935, avevo 17 anni, mi sono iscritto al Partito Comunista. C’era anche la CGIL clandestina? No, il sindacato clandestino non c'era. Almeno in quella fabbrica lì, o che io ricordi. Quando è stato assunto alla Cogne? Il primo gennaio 1944. All’ inizio mi hanno messo in un ufficio. Una volta sono andato a Biella e non sono riuscito a tornare in tempo a causa dei tedeschi, allora mi hanno spostato nei reparti termici. Poi è venuto il Quarantacinque: libertà, elezioni in fabbrica… e così sono entrato in Commissione Interna. Ma sono rimasto in reparto, non sono volu- to andare a lavorare in segreteria. Subito dopo la fine della guerra che clima c’era nella classe operaia? Posso dire che c’era una grande fiducia nelle organizzazioni sindacali e anche nel Partito Comunista. Mi ricordo che nei primi tempi avevamo in molti reparti circa l’ottanta per cento di iscritti alla Fiom e il cinquanta al Partito Comunista. Era molto diverso da adesso, avevano più fiducia nei loro rappresentanti. Alla Cogne lavoravano operai di origine valdostana e immigrati. Nella sua esperienza in fabbrica ricorda differenze, ad esempio nei riguardi del lavoro o nel rapporto con i dirigenti? Per certi aspetti il valdostano era diverso da noi perchè sentiva meno il bisogno di lottare, in quanto il lavoro in fab- brica era quasi un surplus rispetto a quello della campagna. Ma quando era ora di agire sul serio anche il valdostano si mobilitava, c’era però del campanilismo. Non fra tutti: qualche valdostano con noi che non eravamo di origine val- dostana, sovente diceva "siete venuti a rubarci il pane". Era una mentalità che allora esisteva veramente. Si racconta che entrava in un reparto e bastava un suo gesto per fermare il lavoro... Gli operai avevano una fiducia, non dico illimitata, ma abbastanza forte nei miei confronti. Dal programma C’era una volta la fabbrica, realizzato nel 1999 da Stefano Viaggio, programmista-regista della Sede Regionale RAI per la Valle d’Aosta.
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