Lavoro e diritti in Valle d'Aosta

materia di cui Graziola era particolarmente ferrato, e della contrattazione articolata. Esemplare, poi, la battaglia contrattuale del 1966 condotta in modo unitario. Le lotte nelle fabbriche investono l'organizzazione del lavoro, il salario, l'ambiente, l'orario, gli organici e facilitano il processo unitario tra i sindacati. Per questi obiettivi, nei primi mesi del 1969, mentre a livello nazionale viene raggiunto l'accordo sulle pensioni e il superamento delle gabbie salariali, alla Cogne scendono in sciopero i lavoratori dell'Acciaieria e a seguire quelli dell'Alto forno (AFO) e poi di tutti gli altri reparti. In totale i lavoratori dell' AFO sciopereranno per 36 giorni e negli ultimi nove si fermerà tutto lo stabilimento. Sarà l'ultima grande lotta dei lavoratori della Cogne gestita dalla Commissione Interna targata Sergio Graziola. Un dirigente che possedeva una straordinaria capacità di porsi in sintonia con gli umori, le preoccupazioni e le aspirazioni dei lavoratori, che non si metteva in mostra volentieri, che non rivendicò mai un eccessivo protagonismo pure in avvenimenti che lo vedevano dare un contributo decisivo. Era iniziato quello che passerà alla storia come il nostro '68. La rivolta studentesca ha certamente favorito il processo di maggiore democrazia all'interno del sindacato e nelle fabbriche, ma quella rivoluzione culturale che ha investito il sindacato sarà solo una rivoluzione a metà. I lavoratori hanno certamente recepito dal movimento dell' autunno caldo il grande segnale di un ripensamento della democrazia, del rifiuto della delega come mandato fiduciario, non sostanziata da contenuti vincolanti. Ma poi, mentre il sindacato ha dato, attraverso i Consigli di Fabbrica, un volto compiuto al suo tentativo di democrazia di tipo nuovo, non altrettanto si può dire del movimento degli studenti, che non seppe poi trovare una sua omogeneità, una sua aggregazione. Quella è stata la sostanziale differenza rispetto al movimento operaio, che riuscì a portare fino in fondo la scelta di fare dell'assemblea un'istanza sovrana, di costruire degli organismi di rappresentanza che fossero un'emanazione di quell'istanza, di portare i nuovi organismi rappresentativi dentro il sindacato. Il dibattito culturale e politico fu molto acceso tra chi voleva fare dei Consigli di Fabbrica, i nuovi Soviet dei lavoratori contrapposti all'istituzione sindacale, del tutto autonomi e sganciati da qualsiasi organizzazione centrale e chi, come il compagno Graziola - operaista mai pentito ma fautore dell'unità dei lavoratori - si batteva nelle assemblee di fabbrica, nelle riunioni al Cral Cogne, nella sala sopra il tribunale, affinché i Consigli fossero, come poi sono stati, un modo di cambiare radicalmente il sindacato, un'istanza di base che gli proiettava le sue domande rimettendolo in discussione. Vinse il sindacato. Vinse la linea che ha costruito un collegamento, una coerenza, tra il mutamento dell'organizzazione, della condizione del lavoro in fabbrica e la trasformazione della società, dello Stato. Fu questa scelta a far sì che il sindacato si imponesse come soggetto politico per incidere in modo determinante nella conquista della riforma del sistema pensionistico nel 1969 e dello Statuto dei Lavoratori nel 1970. Due anni dopo, nel luglio 1972, il processo unitario delle tre Confederazioni ripiegherà nel Patto Federativo e, superata l'esperienza delle Commissioni Interne verrà demandato ai Consigli di Fabbrica la rappresentanza sindacale all'interno delle fabbriche. Vinsero i delegati. Nasce la FLM nell’ottobre 72, quale terreno privilegiato ed essenziale per costruire il nuovo . Sergio Graziola è stato un compagno serio nell'azione sindacale, sincero, gentile e sensibile, attento al rapporto umano, capace di cordialità autentica e non ipocrita. Mi colpiva la sua saggezza, la grande signorilità nel gestire il suo leale rapporto con i sindacalisti delle altre organizzazioni. La sua è stata una delle figure più originali e stimate della CGIL , del sindacalismo valdostano. Si congedò il 1°agosto del 1973 in maniera semplice, quasi in punta di piedi, proprio quando si concretizzava quello che lui definiva l'obiettivo più qualificante delle lotte di quel periodo: la conquista contrattuale delle 150 ore, il diritto allo studio come crescita culturale generalizzata per rendere possibile la ricomposizione della forza-lavoro ai livelli più alti. Per Graziola, però, solo se il corpo insegnante sarà fedele al pensiero di Plutarco -"L'opera di un maestro non deve consistere nel riempire un sacco, ma accendere una fiamma"- le 150 ore si dimostreranno un'invenzione straordinaria. Questo era Graziola. Un uomo solido, con le sue idee ben radicate. È stato il protagonista in tutti i momenti difficili e decisivi, dai duri anni '50 a quelli tumultuosi dell'autunno caldo. Il suo rapporto con la CGIL è conseguenza della scelta di fondo, politica, compiuta nel periodo della resistenza; ha lasciato alla CGIL la testimonianza di uomo assolutamente integro per tutta la durata della sua trentennale militanza, esercitata con umiltà, sì, ma assidua, disinteressata, e andando in pensione con la stessa qualifica che aveva all'inizio del suo impegno sindacale. Nell'album di famiglia della CGIL non può mancare il 130 ]

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