Lavoro e diritti in Valle d'Aosta

dell' U.V .; il licenziamento dei compagni R. Benati e a seguire quello di Lillaz, Domenichelli, Luigina Perotti) non spazzeranno via né l'esperienza del rituale antagonistico, né la speranza della normalizzazione conciliativa, anche perché Graziola non rinuncerà a far sentire la voce della FIOM . E la voce della FIOM era la sua voce. Graziola non parlava in sindacalese: il suo linguaggio era diretto, essenziale, spesso venato di commozione, ma con poche o nessuna concessione alla retorica. Captava gli umori dei lavoratori pendolari durante il viaggio in treno che lo portava ogni giorno da Morgex ad Aosta. Girava con una bicicletta nera, controllato quasi sempre da un guardiano, tutta la fabbrica, piena di uomini e di rumori, di passioni e di tensioni. Parlava con gli operai, si informava di ogni segmento del ciclo produttivo, instaurava rapporti di amicizia, si trasformava in collettore dei loro problemi individuali e di gruppo assicurando, in questo modo, quel collegamento fra i reparti che l'azienda ostacolava. L'obiettivo di mantenere l'unità alla base per riuscire a garantire un rapporto reale con i lavoratori fu tenacemente perseguito da Graziola, un uomo di parte, certo, ma anche uno che ha difeso, valorizzato, interpretato l'esigenza di unità del mondo del lavoro. Il primo chiaro momento di incontro con FIM, SAVT e UILM per superare le divisioni avvenne nel 1957 quando iniziarono le lotte per la riduzione dell'orario di lavoro in siderurgia. In fabbrica si respira un'altra aria, alcuni importanti accordi aziendali saranno la base di partenza di un'azione rivendicativa che poi avrà la sua grande stagione con l'autunno del '69. L'impronta lasciata dal compagno Graziola sarà indelebile. La sua persona è stata una sintesi di militanza e di tecnica. Questo ha tanto valore se si considera che nell'impegno sindacale la militanza sembrava assumere un valore assoluto mentre la tecnica sembrava a molti un orpello inutile, di cui si poteva fare benissimo a meno, perchè quello che contava erano i rapporti di forza. Graziola invece sapeva conservare queste due facce, sapeva dare il giusto valore alla conoscenza, alla tecnica: sia a quella della contrattazione, sia a quella delle lotte. Queste sue capacità si dimostrarono decisive anche nella vertenza aziendale dell’autunno 1960 per ottenere un aumento salariale e risolvere vari e annosi problemi di reparto. A sostegno della piattaforma rivendicativa si attuano alcune ore di sciopero articolato per reparto a cui la Direzione risponde con le solite intimidazioni e punizioni. I lavoratori, unitariamente, diedero vita ad uno sciopero generale a tempo indeterminato e occuparono lo stabilimento. Sergio Graziola, come sempre era alla testa di quella forma di lotta innovativa: tutti gli operai entravano in fabbrica, timbravano il cartellino per ufficializzare la loro presenza e per una specie di auto denuncia, ma non lavoravano. Nei vari reparti e nel piazzale davanti alla Direzione, tutti i giorni venivano tenute delle assemblee per informare i lavoratori sugli sviluppi della vertenza. Solo un compagno come Sergio Graziola, che sapeva suscitare un'immediata fiducia, poteva mantenere alto il morale dei lavoratori anche in assenza di novità positive sul confronto con la Direzione. La lotta dei lavoratori aggregò la cittadinanza e le forze sociali, politiche e istituzionali. Un comitato cittadino raccoglieva viveri e denaro da distribuire ai lavoratori in difficoltà. Una città unita attorno alla Cogne e ai suoi operai. Una città che difendeva la sua identità. La Direzione fu isolata e dopo diciannove giorni di occupazione i lavoratori ebbero la soddisfazione di assistere, per la prima volta, alla firma di un accordo positivo mentre era in atto l'occupazione della fabbrica. Graziola era molto stimato anche per il suo attivismo politico condotto sempre con abnegazione, onestà politica ed intellettuale. Nel dichiarare il suo amore per il lavoro di sindacalista, Graziola non dimenticava mai di aggiungere che per un lavoratore, gli strumenti della democrazia e del progresso sociale sono il sindacato e il partito. Graziola non è mai stato uomo teleguidato dal partito nelle vicende interne al sindacato. Quello che lo preoccupava di più era il disinteresse o la contrapposizione che potesse esserci nel partito verso il sindacato. Esemplare il suo modo laico di confrontarsi nel partito. Tutt'altro che uomo per tutte le stagioni , non era settario e pregiudizialmente ancorato a fedeltà che non fossero frutto di meditazione e di verifica. Ricordo la sua non reticenza al ritorno da un viaggio nell'allora Unione Sovietica, dove aveva avuto l'opportunità di visitare alcune fabbriche, nell'esternare la grande delusione provata nel constatare l'arretratezza degli impianti, le disagevoli condizioni di lavoro, l'apatia dei lavoratori. Negli anni Sessanta, caratterizzati prima dal boom economico e poi da una lunga fase di stagnazione, la sagace attività di Graziola fu particolarmente intensa. La riscossa sindacale comincia, infatti, nel '62- 63 con iniziative di lotta intorno alla tematica del cottimo, [ 129

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