Lavoro e diritti in Valle d'Aosta
Il 1948 sarà un anno cruciale. Graziola viene eletto a far parte della Commissione interna mentre inizia la fase di attacco alla CGIL , alla FIOM e alla sinistra in generale. La sconfitta politica delle sinistre il 18 aprile, l'attentato a Togliatti il 14 luglio e lo sciopero generale, proclamato dalla sola CGIL , portano alla rottura dell'unità sindacale. La divisione sindacale ha un effetto traumatico proprio nelle fabbriche. Comincia l'isolamento della FIOM , la restaurazione autoritaria in fabbrica, giri di vite nell'organizzazione del lavoro, spostamenti arbitrari, discriminazioni contro gli attivisti sindacali, i reparti-confino, la netta divisione tra operai e impiegati, e gli accordi separati diventano la regola. Con gli anni Cinquanta inizia così la storia del sindacato diviso. Sono anni nei quali la ristrutturazione capitalistica si attua attraverso migliaia di licenziamenti in tutto il Paese. L'ottica padronale era quella di fare un’operazione economica e politica insieme, ovvero ristrutturare e innovare secondo stretti criteri di efficienza aziendale e di mercato a spese della classe operaia. Proprio per questo occorreva la liquidazione della sua avanguardia politica, cosa che avvenne regolarmente. Tra il 1947 e il 1954 la politica anti-sindacale e anti-comunista del Ministro degli Interni Scelba lascerà un saldo di 145 morti. Una guerra. Su questi eventi pesò non poco la divisione sindacale, che in parte ne bloccò l'attività favorendo reciproci risentimenti e roventi accuse, politiche e ideologiche. Alla Cogne però, Graziola e gli altri membri della Commissione Interna non rinunciano ad esercitare il ruolo di cerniera anomala fra lavoratori e sindacato, assumendone la rappresentanza e rivendicando il diritto di mobilitare i lavoratori. In seguito, di quella fase difficile, penalizzante, della vita sindacale, verranno dati giudizi più equilibrati su chi fare ricadere la responsabilità delle scelte mancate e del rifiuto ad un dialogo leale. Nella primavera del 1954, malgrado la Direzione aziendale cercasse in tutti i modi di impedirne il funzionamento, la Commissione Interna si fece carico delle esigenze dei seimila lavoratori della Cogne, che avevano iniziato degli scioperi in alcuni reparti, e aprì una vertenza per ottenere un aumento salariale e porre fine al sempre più violento attacco ai diritti sindacali e alle libertà democratiche all'interno della fabbrica. La risposta della Direzione fu drastica e provocatoria: tre membri della Commissione Interna della FIOM - Comin, Ourlaz, Vittone - vengono licenziati in tronco. Di fronte al rifiuto della Cogne di ritirare i licenziamenti, i sindacati faranno proprie le rivendicazioni dei lavoratori e proclamano lo sciopero generale di due ore al giorno per ogni turno di lavoro. La lotta dei lavoratori durerà 47 giorni e si concluderà con un compromesso, il rientro in fabbrica di Ourlaz e il prepensionamento di Comin e Vittone, figlio anche della divisione sindacale al tavolo delle trattative. Infatti, la CGIL non firmerà l'accordo. Rimane, in positivo, la grande dimostrazione di unità dei lavoratori e la significativa solidarietà della popolazione che quotidianamente si manifestava davanti ai cancelli della fabbrica. Dopo quella lotta ci furono momenti di arretramento perchè la Cogne continuò il suo attacco frontale al Partito comunista in fabbrica con vari licenziamenti e discriminazioni, creando tra i lavoratori un certo senso di paura. Ma quando in autunno ci furono le votazioni per eleggere la nuova Commissione Interna, Capolista per la lista della FIOM sarà Sergio Graziola, la maggioranza degli operai ( il 72% ), superando ogni divergenza ideologica, voterà per la lista Unitaria difendendo così l'istituto della Commissione Interna e condannerà in modo netto la politica delle scissioni sindacali. La FIOM ha avuto alti e bassi, momenti di settarismo e momenti di riformismo. Ma la cosa importante è che ha sempre difeso gli interessi immediati dei lavoratori avendo in mente una prospettiva di cambiamento. Portatore di questa profonda convinzione, Graziola inizierà a lavorare, a tempo pieno, nella sede della Commissione Interna diventando sempre più punto di riferimento per tutti i lavoratori perché lo sentivano uno di loro e lui non aveva certamente bisogno di nessuna forzatura per sentirsi naturalmente alla loro testa. Ma l'impegno di Graziola per portare avanti una politica rivendicativa ha un'incidenza limitata perchè la Commissione Interna è divisa da una tensione molto forte. La sua maggioranza, data dalla componente FIOM , era accusata di essere cinghia di trasmissione del PCI ed in parte era vero. Il peso dei partiti in fabbrica era evidente: gli iscritti alla FIOM erano, in prevalenza, iscritti al PCI o al PSI e la dirigenza aziendale strumentalizzava la frattura politica della Commissione Interna per accentuare la repressione attraverso persecuzioni e rappresaglie contro i comunisti, la CGIL e non solo. I provvedimenti più gravi ed intimidatori di quel periodo (il licenziamento dell'Ing. Berzieri, Direttore centrale della Cogne nominato dal C.L.N . dopo la Liberazione; il trasferimento a Bologna di Pierre Fosson, dirigente 128 ]
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