Lavoro e diritti in Valle d'Aosta

mise in ginocchio centinaia di famiglie non ottenne poi quei risultati che erano nelle aspettative delle organizzazioni sindacali”. Questo sconfortante dato di fatto fa immediatamente riflettere i vertici della CGIL circa la necessità di recuperare, pur nella diversità, un minimo comune denominatore nei confronti di una Direzione aziendale sempre molto attenta a calibrare le proprie mosse in funzione delle vistose divisioni che laceravano la controparte sindacale. Colombo, insieme ad altri tre dirigenti Strazza, Graziola e Boccazzi, coglie con immediatezza i pericoli insiti in una simile situazione e si adopera subito per attivare una maggior collaborazione con le altre sigle sindacali. La lenta e paziente opera di ricucitura porta nel tempo ad una ritrovata unità d’azione che si manifesta all’atto del secondo sciopero che, nel 1960, si sostanzia nella paralisi totale dell’intero complesso siderurgico. Una vertenza che parte da lontano e i cui presupposti sono da ricondursi alla rivendicazione, in primo luogo, di aumenti salariali (50 lire al mese!) e al contemporaneo allentamento di comportamenti vessatori, sempre più frequenti, posti in essere dall’Azienda. L’atteggiamento della Direzione ed in particolare del Direttore Generale Ing. Anselmetti è improntato ad una rigidità assoluta al punto da causare addirittura la chiusura del cuore della fabbrica e cioè l’Altoforno. La Cogne di conseguenza diventa un guscio vuoto e il 10 ottobre 1960 inizia in pratica quella che “Le Travail”, organo del PCI valdostano, definisce come “la più grande lotta sindacale che si sia mai verificata alla Cogne”. A questo proposito è proprio Colombo, nella sua veste di Segretario regionale della Camera del Lavoro, a prospettare agli organismi direttivi della CGIL l’opportunità di evitare quanto successo nel passato e cioè che lo sciopero sia vissuto alla stregua di un fatto meramente interno “alla cittadella della Cogne”, ma, al contrario, diventi un vero e proprio evento capace di mobilitare l’opinione e le istituzioni pubbliche. L’impostazione viene recepita appieno e si concretizza in una gara di solidarietà senza precedenti. Il Consiglio comunale dedica due intere sedute al problema della Cogne, con appassionati interventi di tutti gli esponenti, sia della maggioranza che dell’opposizione, a favore di una soluzione che vada incontro alle legittime e giustificate richieste dei lavoratori in lotta. La Giunta Dolchi stanzia 10 milioni a sostegno degli scioperanti, mentre il salone ducale del Comune viene trasformato in un vero e proprio centro di raccolta di generi di prima necessità dove cittadini appartenenti a tutti i ceti sociali, fanno pervenire anche sostanziose offerte in denaro. Aosta si alza in piedi a difesa di se stessa perché la Cogne altro non è che il pezzo più pregiato della città. Studenti, artigiani, commercianti e liberi professionisti non esitano a scendere in piazza per non lasciare soli “coloro sui quali pesa l’enorme fardello di non fare morire la fabbrica”. L’aiuto più consistente è però quello dell’ Amministrazione regionale con un finanziamento di ben 25 milioni. Una cifra di una notevole consistenza che riflette la sensibilità di un governo regionale, presieduto dall’Avv. Marcoz, e sostenuto, oltre che dall’Union Valdôtaine, da due partiti della sinistra storica: il PCI e il PSI i cui rappresentanti in seno all’Esecutivo e in sede di Consiglio regionale non potevano che favorire in senso positivo la soluzione di una operazione del genere. Ogni iniziativa è comunque approvata anche col consenso della minoranza consiliare. Tutte le somme vengono devolute ad un apposito Comitato di solidarietà, appositamente costituitosi e gestito dalle stesse organizzazioni sindacali. Al riguardo Colombo, in anni successivi, dirà “Il Sindacato si fece carico della distribuzione delle somme stanziate ricevendo, tra l’altro, il plauso dei lavoratori per il modo in cui venne gestita l’intera vicenda”. C’è però un altro fronte sul quale bisogna agire con coraggiosa determinazione ed estrema coerenza, accompagnate non di meno da un senso di moderazione e di giusto equilibrio. Un tavolo di trattative, anche su sollecitazione della Regione, si è aperto a livello romano presso il Ministero delle Partecipazioni statali per cui nulla va trascurato in tale sede “per portare a casa un risultato positivo”. Qui Colombo, insieme all’intera delegazione sindacale valdostana, offre il meglio di sé, mettendo in luce doti non comuni di abilità dialettica, di fermezza e di persuasione senza mai perdere di vista gli obiettivi da perseguire per soddisfare le giuste rivendicazioni e le aspettative dei lavoratori. Seppure con estrema difficoltà, dovuta all’intransigente atteggiamento specie della Direzione aziendale, viene firmato a Roma, il 30 ottobre, alla presenza del Ministro Sullo, il verbale di accordo che, secondo quanto afferma lo stesso “Giornale della Cogne”, il periodico della Società, “apre una prospettiva di lunga e serena collaborazione nell’interesse di tutta la grande famiglia della Cogne”. Analoga soddisfazione, seppure in misura più moderata, viene espressa anche dalle Organizzazioni [ 125

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