Lavoro e diritti in Valle d'Aosta

insomma, anzi una sorta di dimensione totalizzante nell’interpretare la propria adesione ai valori e all’efficacia della lotta sindacale. Così lo si ritrova prima segretario regionale della FIOM dall’agosto del 1948 al settembre 1956 e subito dopo segretario regionale della Camera del Lavoro dall’ottobre 1956 al novembre 1963. Un lungo percorso attraverso tempi durissimi, fatti di contrapposizioni forti, di scioperi non solo per ottenere miglioramenti salariali ma anche per rompere quella cupa atmosfera di discriminazioni e di soprusi posti in essere dalla Direzione aziendale della Cogne in un contesto non scevro da controlli di tipo poliziesco. Un’idea chiara e semplice Colombo l’ha fatta propria, considerando come soltanto, attraverso l’opera di un sindacato agguerrito e consapevole della propria forza, sia possibile sconfiggere simili comportamenti tra l’altro oltremodo lesivi della stessa dignità del lavoratore. Una specie di imperativo morale, maturato tra l’altro attraverso una umiliante esperienza personale, vissuta con sofferenza sulla propria pelle: ritrovarsi licenziato senza una motivazione plausibile, ma soltanto per una odiosa ritorsione legata anche alla sua militanza in un partito della sinistra. In tal modo e dalla mattina alla sera viene privato della tanto preziosa busta paga, unico elemento di sostentamento della famiglia composta da moglie e due figli in tenera età, famiglia che si trova oltre al resto a dover affrontare un’altra emergenza dovuta al conseguente sfratto proprio dalle case Cogne. Una situazione da mettere in ginocchio chiunque non avesse acquisito, attraverso l’esperienza di un’esistenza grama e avara di gratificazioni, la consapevolezza che solamente la fedeltà a se stesso e agli ideali che hanno forgiato la sua personalità possono comunque aiutare a percorrere il cammino senza recriminare su un passato fatto di fatica, di sacrifici e di delusioni. E Colombo sa cosa sinora gli ha riservato il destino. Nato a Travedona, Varese, nel 1911 da una famiglia di umili condizioni che si trasferisce in Valle d’Aosta attratta dal miraggio di migliori condizioni di vita. Il padre, dopo aver esercitato il mestiere di muratore, viene assunto alla Cogne quale operaio e, grazie alle sue indubbie capacità, ottiene ben presto il passaggio nella categoria impiegatizia. Il figlio Mario invece, a soli tredici anni, si occupa anch’esso alla Cogne per cui è facilmente intuibile quale possa essere stata l’adolescenza di un ragazzino costretto ad abbandonare gli studi, al primo anno delle Scuole Tecniche, per lavorare all’interno di un piccolo grande mostro, quale appunto uno stabilimento siderurgico. Divenuto adulto non ha neppure il tempo di respirare. Fatto il servizio militare, viene nel 1935 richiamato alle armi e sulle note della canzoncina “Bella Abissina” spedito a combattere la guerra d’Africa…Congedato due anni dopo, rientra ad Aosta, si sposa e riprende il suo posto in fabbrica. Passano i primi anni del secondo conflitto mondiale e si apre il capitolo della Resistenza che vede Colombo, nel 1944, iscriversi, seguendo una consolidata tradizione familiare, al risorto Partito Socialista, aderendo contestualmente al Comitato clandestino organizzatore dei primi scioperi all’interno della Cogne. Di conseguenza è in un quadro così denso di pericoli che si affina la personalità del futuro sindacalista il cui carisma è destinato col tempo a consolidarsi per una sorta di fedeltà “alla sua anima di operaio” alla dignità insita in tale condizione. Egli sa, per esperienza diretta, quanta moralità, quanta onestà, quanto spirito di fratellanza e di solidarietà siano incise nelle rughe di quei volti anneriti dalla fatica e dal sudore fra il fuoco dell’altoforno, la polvere, il fumo del ferroleghe e le serpentine d’acciaio del laminatoio. E pertanto resterà sempre uno di loro in ogni momento della sua attività sindacale. Ecco perché mette subito a disposizione la propria intelligenza, unitamente alla volontà di voler cambiare ad ogni costo lo stato delle cose, in assonanza anche con quell’ideale socialista che gli ha insegnato il profondo significato dei basilari concetti di uguaglianza, giustizia sociale, diritto al lavoro, [ 123 Gianni Torrione, già Sindaco di Aosta e Consigliere regionale, giornalista-pubblicista, direttore di periodici locali e corrispondente di testate nazionali, collaboratore RAI.

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