Lavoro e diritti in Valle d'Aosta

MARIO COLOMBO: L’UOMO DALL’ANIMA OPERAIA Gianni Torrione AOSTA: 1948 . Una città grigia, ancora stordita dalle privazioni e dalle paure di cinque anni di guerra, vissuti sotto l’incubo costante di un bombardamento aereo. Lo stabilimento siderurgico della Cogne che produceva l’acciaio per costruire cannoni, costituiva sicuramente un obiettivo sensibile, secondo una definizione cara ai militari. Ma non venne colpito, per uno di quegli imperscrutabili e fortunati giochi del destino. Fu invece raso al suolo il paese di Pont-St-Martin, ma Aosta passò indenne fra le mille vicende di un conflitto senza fine. Riacquistata la libertà, dopo l’epopea della Resistenza valdostana, caratterizzata anche dalle peculiarità della sua vocazione autonomista, la città, seppure a fatica, ricerca una normalità difficile da acquisire, anche se le ciminiere della fabbrica continuano a impolverare il cielo sotto una caligine sovente resistente persino ai raggi del sole. Le sirene della Cogne scandiscono, come sempre, i turni lavorativi e quelli della vita cittadina i cui ritmi, in tutti i loro aspetti, sono strettamente legati alle vicende del complesso siderurgico dove le condizioni di lavoro non sono certo ottimali: i salari ridotti all’osso e i rapporti sindacali all’interno della CGIL sono ormai al limite della rottura. Infatti la Confederazione unitaria, nata nel 1944 a seguito degli accordi del Patto di Roma fra i tre maggiori partiti antifascisti, sta per implodere. E così è. La corrente democristiana prima e poi quella socialdemocratica- repubblicana danno vita a una scissione dalle caratteristiche irreversibili, anche se la costante ricerca di una nuova unità, con alterne accentuazioni, costituisce l’elemento condizionante della storia sindacale dal dopoguerra ai nostri giorni. Un clima di una conflittualità al limite dell’esasperazione non può non ripercuotersi, con tutte le conseguenze negative del caso, specie in seno ad una fabbrica ad alta valenza strategica, com’è appunto la Cogne, in quel particolare periodo legato alla ricostruzione del Paese. A ciò si deve aggiungere una odiosa politica antisindacale, fatta di palesi e vessatorie violazioni dei più elementari diritti dei lavoratori, fino a sconfinare in licenziamenti del tutto immotivati e per di più legati alla semplice appartenenza a questo o quel partito della sinistra storica. Fronteggiare una situazione del genere richiede grande senso di equilibrio, coraggio e una capacità di dialogo fuori dal comune, essendo oltretutto le prese di posizione sindacali molto spesso condizionate da un dibattito politico, all’interno del mondo del lavoro, fortemente ideologizzato, con la conseguente diminuzione del potere contrattuale degli stessi lavoratori. Pur in simili difficili frangenti, le sorti della CGIL valdostana riescono ugualmente ad assestarsi grazie all’instancabile ed intelligente opera di pochi “quadri” in grado di fare valere sugli iscritti il loro indubbio e riconosciuto ascendente, basato su una linearità di comportamenti, un dinamismo e una coerenza del tutto eccezionali. Sono i tempi dei Ciocchetti, Ravina, Strazza, Boccazzi, Graziola e Mario Colombo. La vicenda umana, sindacale e politica di quest’ultimo merita poi un cenno particolare per alcuni tratti del tutto originali che servono a connotarne la figura. Un primo aspetto da collocarsi in debito rilievo riguarda l’appartenenza politica di Colombo ad un partito - il Partito Socialista Italiano - che annovera, all’interno della CGIL , una rappresentanza decisamente minoritaria rispetto a quella facente capo al Partito Comunista Italiano, la cui presenza nell’ambito dell’Organizzazione rappresenta la struttura portante di ogni iniziativa. Ora che un esponente del PSI riesca a ricoprire ruoli apicali può, vista con l’ottica dei nostri giorni, sembrare addirittura un’anomalia, ma all’epoca, prevalgono, sulle valutazioni di ordine squisitamente partitico, le esigenze superiori della difesa, ad ogni costo, degli interessi e dei diritti della classe lavoratrice. Per questo si fa affidamento sulle qualità personali, sulla dedizione al proprio compito e sulla predisposizione ad un lavoro di équipe di uomini come Colombo il quale, alla stregua dei suoi compagni di cordata, sa interpretare il proprio impegno all’insegna della dedizione assoluta alla causa dei più deboli e dei più umili. Senza riserve, 122 ] U NA STORIA DI FABBRICA E DI SINDACATO

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