Lavoro e diritti in Valle d'Aosta

Polliotti ha maturato una lunga esperienza politico- sindacale: ex partigiano, ha militato, fin dal dopoguerra, nel sindacato di classe, impegnandosi prima come responsabile piemontese e nazionale della categoria dei tessili e abbigliamento e, successivamente, come dirigente della Federazione Sindacale Mondiale (FSM) . L’unità sindacale è divenuta ormai il nodo cruciale, per il quale nondimeno il congresso era stato convocato. E sull’unità, la CGIL non ha scherzato. “Un sindacato non partorito dal cervello di Giove, ma scaturito dalla volontà e dalla coscienza di classe dei lavoratori, cresciuto nelle esperienze, nelle lotte unitarie di questi ultimi 4 anni …”. 67 Il Patto federativo ha molti difetti, riflette le resistenze che in talune componenti della UIL e della CISL ci sono state: non vi sono, nel patto, garanzie di unità organica in tempi certi e ci sono punti essenziali – quali il metodo di elezione dei delegati - che la CGIL non è riuscita a far recepire; occorrerà certamente superarne i limiti. L’amarezza è consistente, sia pure mitigata dalla consapevole responsabilità di offrire sbocchi positivi; non mancano le osservazioni critiche, rivolte alla propria e alle altre confederazioni; chiara è l’analisi della situazione nazionale e regionale. L’attacco diretto all’organizzazione capitalistica del lavoro ha portato alla ricomposizione dell’unità dell’avversario di classe. Ecco allora che da una parte il padrone ha avviato la riorganizzazione della produzione, con le ristrutturazioni, le fusioni, le chiusure di aziende; dall’altra, il potere politico ha accompagnato l’attacco padronale con i mezzi della repressione poliziesca, le scelte di una politica economica conservatrice, gli aiuti economici alle grandi imprese. Di fatto, il Congresso offre la sensazione che un certo periodo storico stia per concludersi. Un anno dopo, la CGIL ammette in qualche misura il cammino discendente del movimento: dinanzi al forte contrattacco padronale “la compattezza, la combattività e la maturità politica dei lavoratori, sostenuti dall’appoggio di tutte le categorie, dalle Confederazioni, dalle forze politiche democratiche, da larghi strati di opinione pubblica, hanno fatto fallire il disegno di rivincita”. 68 Dunque il contrattacco padronale è stato respinto, e forse anche il tentativo di “svolta a destra” nelle confederazioni è stato rintuzzato, grazie alle grandi lotte ancora vivaci nei vari settori produttivi. Ma dalle azioni offensive si è passati ora a difendere la trincea. In altre parole: siamo ancora vivi, resistiamo. Sorprende semmai l’immensa volontà di lottare che, almeno per tutto il decennio, animerà il movimento operaio. D’altro canto, sul paese si sta già abbattendo la crisi petrolifera, incombe il problema della grande inflazione, si allarga la strategia della tensione. In Valle, il movimento è tutto proteso a salvare le chiusure di fabbriche e a far sopravvivere l’economia di un’intera zona (la Bassa Valle), dovendo nello stesso tempo porre una seria attenzione ai problemi dell’azienda più grossa, la Cogne, e alle contorte vicende dei pochi nuovi insediamenti produttivi. Le lotte operaie e studentesche di questi anni hanno messo in discussione i rapporti di potere, dentro la fabbrica e nella società. Il movimento si è a poco a poco allargato e ha coinvolto e, a tratti, travolto ogni aspetto del vivere sociale. Al punto di mettere in discussione il potere del padrone nei luoghi di produzione, le gerarchie sociali e le strutture politiche esistenti. A tale livello di scontro, la reazione del blocco politico- sociale titolare del potere non si è fatta attendere. In fabbrica e fuori, con il ricatto occupazionale, la crisi economica e l’insieme di resistenze trasversali, nei sindacati come nei partiti politici. E la debolezza del movimento si è manifestata proprio nella difficoltà di tradurre in obiettivi politici generali la grande forza espressa nelle fabbriche, nelle scuole, nelle piazze. La richiesta di riforme sociali, l’esigenza di avere strumenti organizzativi unitari, di avere rappresentanza politica non ha trovato esito. E ha rimesso le lotte ciascuna dentro il proprio distretto: agli operai la fabbrica, agli studenti la scuola, al sindacato le rivendicazioni sindacali, ai partiti la rappresentanza sociale e la facoltà di fare le regole in parlamento. Non tutto, ma molto come prima. Certamente con molte eccezioni e ancora molti progetti. Per tagliare netto ci penseranno poi gli “anni di piombo”. [ 121 67) Ibidem, pag. 1. 68) C. POLLIOTTI, Relazione introduttiva al IX Congresso regionale, Aosta, 25-26 maggio 1973, pag. 12.

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