Lavoro e diritti in Valle d'Aosta
difendere i posti di lavoro, e poi vengono le occupazioni della Brambilla Costruzioni e della Sirca Davit nel marzo 1971, con le proteste operaie che danno vita a cortei e blocchi stradali: tuttavia il destino delle due aziende è quasi sicuramente la chiusura. 62 La Cogne è intanto nuovamente in sciopero, per il superamento dei cottimi. Ma all’azienda non sono giunti i finanziamenti pubblici sperati e anche per la Cogne si è avviati ad un futuro incerto. Qualche giorno prima del Natale 1970, viene occupato il costruendo palazzo Narbonne, sito nella piazza omonima di Aosta. È lo sbocco deciso dal Comitato degli abitanti del centro storico che, costituitosi alcuni mesi prima, aveva presentato una piattaforma “rivendicativa” al Comune e alla Regione, senza averne alcuna risposta. 63 La decisione di occupare l’edificio trovò la spontanea adesione di molti studenti e fu appoggiata anche dal sindacato ( CGIL e CISL ). Essa durò quattro giorni e portò ad un accordo che “consentì a molte famiglie, non senza ulteriori fasi di mobilitazione, di trovare finalmente una casa decente”. 64 Le lotte nel sociale travalicano la tradizionale specificità sindacale; anche in Valle, si “pratica l’obiettivo”, come è in uso affermare in quegli anni: si affrontano le soluzioni dal basso, i temi e gli obiettivi “politici” , tradizionalmente appannaggio dei vertici, sono diventati patrimonio comune di gruppi sempre più estesi di giovani, operai, studenti, insegnanti e intellettuali, che infiammano le discussioni e non riconoscono i vecchi argini. Tra i metalmeccanici è in via di costituzione la FLM valdostana che inaugurerà la sede comune nel giugno del 1971. 65 Alla CGIL , il segretario Carlo Boccazzi lascia l’incarico per tornare alla segreteria Fiom. A capo della segreteria confederale viene nominato Carlo Polliotti. Ora il movimento sindacale valdostano deve affrontare, e possibilmente risolvere, alcuni nodi su cui lo scontro di classe è arrivato. 1. La questione dell’unità sindacale, posta con forza nelle lotte dell’autunno caldo, ha già prodotto risultati concreti tra i metalmeccanici; ma tra le confederazioni essa fatica ad affermarsi pienamente; le contraddittorie spinte che giungono dai vertici nazionali certamente non facilitano gli entusiasmi. Anche in Valle, è prevalentemente la CGIL a battersi per una reale struttura unitaria. 2. La realtà industriale in Valle ha sempre mostrato limiti e debolezze; ora più che mai sarebbe auspicabile un salto in avanti. Invece, un’intera zona di antico insediamento manifatturiero, la bassa Valle, non ha retto agli scossoni provocati dall’offensiva dei lavoratori. In pochi mesi, tre fabbriche hanno chiuso, altre sospendono, mettono in cassa integrazione o minacciano licenziamenti. I timidi tentativi istituzionali di promuovere un nuovo tessuto industriale sono risultati in effetti miopi o fallimentari. Nell’intera regione, ora ancor peggio di prima, non esistono altri settori trainanti: il settore edile, esaurita la fase delle grandi opere pubbliche, non è in grado di compensare il lavoro perduto nell’industria, sia in qualità che in quantità. L’agricoltura è stata ormai da tempo surclassata da un settore terziario che produce per lo più lavoro stagionale e qualifiche precarie. D’altro canto, nell’ambito della sinistra locale, sia a livello sindacale che politico, si è prevalentemente concentrata l’attenzione sulla Nazionale Cogne, la grande azienda pubblica che, agli occhi di tutti, avrebbe potuto far crescere l’economia e l’occupazione locale. Anche la Cogne presenta qualche problema di prospettiva, con una ristrutturazione che presenta molti interrogativi e una chiara volontà di restringere il ciclo integrale, forse già con l’intenzione di abbandonare le miniere. L’amministrazione regionale, che spesso è invocata come interlocutore risolutivo dei drammi sociali, non riesce a generare linee di politica industriale efficaci. In Valle d’Aosta, come nel resto del paese, il movimento sindacale tenta di spostare l’azione fuori dalla fabbrica, attraverso la lotta per le riforme sociali. Ma “le riforme sono state affossate” 66 . È la netta affermazione che il segretario della CGIL regionale, Carlo Polliotti, trasmette al Congresso straordinario regionale dell’8 luglio 1972, convocato originariamente per decidere lo scioglimento della Confederazione e la sua confluenza nel sindacato unitario. Non è la dichiarazione di un sessantottino deluso, è la lucida sintesi dell’esito di una battaglia che il sindacato, in particolare la CGIL , ha condotto con forza e convinzione, senza tuttavia trovare alcuna risposta nelle istituzioni politiche. 120 ] 61) Vedasi Le Travail del 11.12.1970. 62) Sull’occupazione della Sirca Davit e della Brambilla Costruzioni vedere il volantino del Comitato di zona di Verrès del PSIUP del 16.3.71, Collezione privata P. Parlamento. 63) Movimento! op. cit. pag. 28. 64) Ibidem, pag. 28. 65) Le Travail del 18.6.1971. 66) C. POLLIOTTI , Relazione introduttiva al Congresso straordinario della CGIL regionale, Per l’unità ❍ Pour l’unité , Aosta, 8 e 9 luglio 1972, pag. 5
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