Lavoro e diritti in Valle d'Aosta

giorni, ma alla fine si è giunti a un accordo su organici, riduzione di orario, ambiente di lavoro. 59 Intanto va avanti l’ipotesi unitaria nei metalmeccanici: si riuniscono le Commissioni interne e i direttivi aziendali e di categoria delle diverse sigle sindacali, per accelerare la costruzione di uno strumento comune. 60 Per quanto all’interno dei sindacati valdostani vi siano divergenze e zone d’ombra rispetto all’avanzamento delle nuove spinte operaie, nella regione come in altre parti del paese, è generale la sensazione di non poter più rinviare le questioni centrali. Dalle confederazioni nazionali partono gli scioperi per le “riforme”: la casa, il fisco, la salute, il caro-prezzi. Non si tratta del fatto che il sindacato ha deciso di fare “politica”, è la lotta che ha superato i cancelli delle fabbriche ed è penetrata nelle maglie della società civile. E in alcune delle realtà operaie più “forti” del Nord Italia si è dato avvio ad un processo di auto-organizzazione. Sorgono così nei quartieri le pressioni per costituire i Consigli di zona, diventa presto un fenomeno di massa l’autoriduzione delle bollette, delle tariffe, degli affitti. In fabbrica, i lavoratori, con la conquista del diritto all’assemblea e le prime esperienze “consiliari”, si rendono conto sempre più chiaramente che per mantenere le conquiste raggiunte (salari, inquadramenti e normative contrattuali, ambiente di lavoro) si deve possedere il controllo sulle proprie condizioni di lavoro, attraverso il consolidamenti degli strumenti di democrazia operaia e l’unità organica. Il ricatto occupazionale L’enorme potenziale di lotta espresso nel biennio ’ 69-’70 , se da un lato permette al sindacato di avere una forza quale mai si era vista dal dopoguerra in poi, dall’altro pone all’ordine del giorno del movimento due questioni decisive: 1) l’obiettivo di una organica unità sindacale, fondata sulle nuove rappresentanze di fabbrica (assemblee, delegati, Consigli); 2) l’esigenza di consolidare le conquiste salariali e normative strappate al padrone e, contemporaneamente, imporre quei cambiamenti strutturali che assicurino continuità e permanenza al rovesciamento dei rapporti di forza prodotti nella fabbrica. Sul primo punto, il processo unitario è andato molto avanti nei metalmeccanici che, nel 1972, costituiscono a Genova la Federazione unitaria dei lavoratori metalmeccanici ( FLM ). Non altrettanto lineare è il percorso dei confederali: tra l’ottobre 1970 e il novembre 1971, i Consigli generali di CGIL-CISL-UIL si sono riuniti in tre occasioni a Firenze per progettare il percorso unitario, deciderne i tempi di attuazione e indicare le scadenze per i congressi di scioglimento e il successivo congresso costituente unitario. Il secondo obiettivo viene perseguito dalle Confederazioni attraverso la lotta per le riforme sociali: il movimento sindacale si vede costretto, in qualche misura, a surrogare l’inerzia delle istituzioni politiche e a supplire alla scarsa efficacia dell’azione svolta dai partiti della sinistra. In entrambi i casi i traguardi “finali” non vengono raggiunti: sulle riforme sociali ci si scontra con la sordità della politica e nel processo unitario ci si accontenta di risultati “intermedi”, pur nella speranza di successivi passi avanti. Si costituisce così, come compromesso fra le diverse anime confederali, il Patto federativo. Le accese speranze si trasformano per molti in attese deluse, calano l’ottimismo e la fiducia nel futuro delle lotte; i conflitti, sia in fabbrica che nel territorio, cominciano a disperdersi in più direzioni, pur con l’intensità che ancora si registra fino alla fine del decennio. In Valle, oltre a tali riflessi, le lotte operaie hanno messo a nudo la debole struttura industriale esistente in regione: le aziende che vivevano semplicemente all’ombra dei contributi pubblici e sulle spalle di una forza lavoro ricattata e sfruttata, all’innalzarsi dello scontro, decidono o minacciano di chiudere, sospendono e mettono in cassa integrazione, oppure tentano in qualche modo di portare i loro dipendenti come ostaggi dinanzi alla Regione o allo Stato, magari per farsi pagare gli investimenti che non hanno fatto. È la particolare condizione della Bassa Valle, nella quale da tempo il ricatto occupazionale è la risposta antioperaia di aziende vecchie e nuove: tra il ’70 e il ’71, l’attenzione viene catturata da questa emergenza. Traballano le due Brambilla, dal cilindro della Guinzio esce fuori la cassa integrazione, la Sirca ha già inviato le lettere di licenziamento. 61 Sin dal dicembre ’70 si susseguono gli scioperi per [ 119 59) Le Travail del 31 luglio 1970. 60) In un articolo del 13 novembre 1970, Le Travail riferisce dell’incontro unitario dei direttivi dei metalmeccanici svoltosi il 30 ottobre nel quale la gran parte degli intervenuti ha rilevato l’urgenza dell’unità sindacale organica.

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