Lavoro e diritti in Valle d'Aosta

vedeva le sinistre alleate dell’Union Valdôtaine: il gruppo socialista, in obbedienza alle scelte nazionali, fa venir meno le maggioranze del “Leone” nelle due più importanti istituzioni elettive valdostane. 28 Si dà luogo alle note vicende in Consiglio Regionale, che passeranno alla cronaca e alla storia locale come la crisi del “fil di ferro”. 29 La Regione è commissariata e, nel giro di due settimane, si produce la prima giunta regionale di centrosinistra. L’ex presidente del Consiglio Strazza è colpito da mandato di cattura e costretto a fuggire. La crisi politica si pone in un periodo di “austerità” economica e di relativa “pace sociale”: nelle fabbriche, la riorganizzazione capitalistica torna a dominare. Alla Cogne, nell’ambito degli aiuti CECA alla siderurgia, sono iniziati i lavori di posa del nuovo forno “ LD K aldo”, si razionalizzano turni e orari di lavoro con l’introduzione della 4 a squadra, la produzione è nel frattempo raddoppiata e la “maniera forte” è sempre presente con le multe, i trasferimenti, le angherie quotidiane. 30 Alla Soie di Châtillon, si stanno rinnovando gli impianti, si ampliano i reparti chiave; nel frattempo molti lavoratori sono messi in Cassa Integrazione e molti altri vengono trasferiti a Ivrea o Vercelli. 31 Le miniere di La Thuile e le cave di Pompiod hanno chiuso; meglio non stanno gli operai dell’Ilssa Viola, della Guinzio & Rossi e delle Brambilla. La Fiom è ancora maggioritaria alla Cogne, ma tra il ’59 e il 1967 ha visto calare i suoi membri di Commissione Interna da 8 a 5, anche se in generale, la Camera del Lavoro ha comunque il 53,5% dei consensi in tutta la Valle d’Aosta. 32 D’altra parte, il quadro generale non è incoraggiante. L’occupazione nell’industria valdostana ha subito continui decrementi: dal 1948 al 1966, gli stabilimenti Cogne hanno perso in totale il 42,8% della manodopera, i dipendenti della Soie di Châtillon – nello stesso periodo – sono diminuiti del 34,2%, i due stabilimenti della Brambilla in bassa Valle hanno espulso almeno un quarto della forza-lavoro occupata nel dopoguerra. 33 La cronaca sindacale del 1967 è in buona parte catturata dalle vicende degli operai della Fera 34 , non vi sono altre significative forme di agitazione in Valle. Le divisioni tra le Confederazioni hanno però ora un minor peso, nelle fabbriche esiste una tensione che resta però ancora sotto traccia. 35 Le demarcazioni ideologiche fra le organizzazioni hanno ora un minor impatto. Non è un caso che la Fiom valdostana abbia già preso l’impegno, a inizio 1967, di attuare l’incompatibilità tra cariche sindacali e politiche. La Camera del Lavoro la stabilisce l’anno successivo, proponendola anche alle altre confederazioni: l’autonomia, si dichiara, è una condizione essenziale per il raggiungimento dell’unità. L’autunno caldo In Italia già si avvertono, nel ’67, i temi che emergeranno nell’anno successivo e nell’autunno caldo: soprattutto nel triangolo industriale, le rivolte universitarie, la compattezza negli scioperi per la riforma delle pensioni e le dure lotte degli operai della Alfa Romeo di Milano e degli attrezzisti dell’Olivetti di Ivrea mettono in atto una sorta di “anteprima”. Nell’anno 1968 non sono previsti rinnovi contrattuali, ma i conflitti che si aprono a febbraio alla Zanussi e alla Zoppas, caratterizzati dalla durezza della protesta (manifestazioni, blocchi stradali) e dalla incisività degli scioperi interni allo stabilimento segnalano la portata della rottura, riaffermata a marzo nelle lotte degli operai di Valdagno, che travolgono il sistema padronale dei Marzotto, coinvolgendo la popolazione e gli studenti. Non è un caso che, in questa situazione, siano le assemblee operaie a gestire il conflitto, respingendo le proposte di accordo separato di CISL e UIL e spingendo la CGIL a riorganizzarsi e raggiungere un nuovo, consistente peso in fabbrica. Dopo molto tempo, anche gli operai della Fiat ritornano alla lotta (l’occasione è lo sciopero nazionale per le pensioni il 7 marzo). Cominciano a far sentire la loro voce gli operai delle grandi fabbriche metalmeccaniche milanesi, così come a giugno scende in lotta il [ 115 28) Vedasi, a questo proposito, la Cronologia della Valle d’Aosta op. cit. 29) Le porte del palazzo Regionale furono infatti chiuse con il filo di ferro, per impedire materialmente la seduta del Consiglio Regionale che ad avviso di Renato Strazza, allora Presidente del Consiglio Regionale, doveva essere sciolto e dare luogo a nuove elezioni regionali. 30) Sulla riorganizzazione della Cogne. Vedasi l’intervento di P. Parlamento alla Conferenza regionale di organizzazione dello PSIUP valdostano , svoltasi il 3 dicembre 1967 a Verrès. Documenti PSIUP in Fondo Bortot , presso Istituto storico della Resistenza e della Società contemporanea in Valle d’Aosta. 31) Ibidem, intervento di Rino Dufour sulla “Soie” di Châtillon. 32) Le Travail , dicembre 1967 33) A. PICHIERRI , “ Industrializzazione dipendente e classe operaia ” in “ La Valle d’Aosta, Storia d’Italia , Le Regioni dall’Unità ad oggi ”, Ed. Einaudi, Torino, 1995. pp. 595 e segg. 34) Si vedano, in proposito, gli articoli pubblicati su Lotte sindacali , organo della CISL valdostana, dei mesi di aprile e di maggio 1967. 35) A questo riguardo si possono consultare gli articoli pubblicati su La Voce socialista , organo dello PSIUP regionale, in merito soprattutto alle inchieste sulla condizione operaia alla Cogne e, per quanto concerne per esempio il problema della 4 a squadra, la polemica sorta nel sindacato, riportata da Le Travail del 28 luglio 1967: “Dialogo per sostenere, non per demolire il sindacato”.

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