Lavoro e diritti in Valle d'Aosta
Quando nel 1965 si apre il VI Congresso Regionale della CGIL , nella relazione del segretario Strazza si lamenta questo “riassestamento della produzione con un minor grado di occupazione”: non ci sono innovazioni nel vecchio panorama industriale valdostano, non prende corpo una politica per lo sviluppo. 17 Dappertutto i padroni sono tornati ai metodi tradizionali: alla Cogne e all’Ilssa Viola, alle due Brambilla così come alla Soie non si contano le discriminazioni, le indimidazioni e le violazioni contrattuali. Il rinnovo dei contratti nazionali di categoria è stato faticoso, le numerose ore di sciopero effettuate hanno puramente conservato la base di sopravvivenza operaia. Qui, come da molte altre parti d’Italia, la ristrutturazione si è compiuta senza significativi investimenti, puntando tutto sull’intensificazione dello sfruttamento operaio, a fronte di una costante diminuzione degli occupati. Fa eccezione l’edilizia: se nel ’64-’65 si portano a compimento i due trafori, ci sono le autostrade in corso d’opera, le strade, i lavori pubblici regionali e, sia pure con minor impatto, l’edilizia residenziale. Nel panorama industriale valdostano, si è pure insediata qualche nuova “fabbrichetta”: per esempio, la Mec Meccanica e la Pollein Confezioni intorno ad Aosta, la CGD (poi Sirca Davit) e la Fera in media e Bassa Valle. Quest’ultima si è insediata in Valle grazie ai contributi elargiti da Bim (14 milioni all’anno) e Regione (si dice, circa 70.000 lire per dipendente, con l’impegno di occuparne circa 200): ma già dall’inizio del ’64 la fabbrica “fa acqua”, paga con acconti; le qualifiche sono basse, le violazioni contrattuali frequenti. 18 Tra il maggio e il giugno dello stesso anno, l’azienda fallisce. La gestione fallimentare che vi subentra si distingue subito per la volontà di licenziare e arrivare in tal modo a un acquisto “scontato” dell’azienda. La “Nuova Fera” si costituisce nel maggio ’67 19 e, nel giro di un anno, chiude nuovamente. 20 È la storia di una sconfitta operaia che tuttavia, nonostante queste “miserie” padronali, con il susseguirsi delle lotte, misura la realtà e prende coscienza della propria identità di classe: molti di questi lavoratori, in parte emigrati alla Soie o alla Cogne, sapranno recitare una parte importante nell’autunno caldo valdostano. 21 Nella lunga lotta dei lavoratori della Fera, ha preso corpo un’iniziativa operaia che, con la costituzione di un Comitato di fabbrica, ha gestito con le organizzazioni sindacali, non senza reciproci scontri e discussioni, tutti gli scioperi e le occupazioni. 22 La Fera di Saint Vincent è anche il risultato di una politica poco convincente dell’Amministrazione Regionale, che, nell’ambito industriale valdostano, avrebbe dovuto rivestire un ben diverso ruolo di propulsione e di tutela. 23 In questo periodo di stasi produttiva e di ristrutturazione capitalistica, nel suo VI Congresso regionale del 1965, la CGIL ripone ancora speranze sulla “programmazione sinceramente democratica” per risollevare le sorti delle due industrie più importanti della Valle, la Cogne e l’Ilssa Viola. 24 In collegamento con i piani nazionali, si invoca la realizzazione di un piano industriale regionale, auspicando per la Cogne un intervento diretto di Stato e Regione: è ancora forte la convinzione di un’attività sindacale legata agli esiti politici. È forte d’altra parte l’opinione che in Valle d’Aosta non ci sia stato “nessun miracolo”: l’occupazione è sempre diminuita, anche negli anni di sviluppo economico nazionale, i motivi di preoccupazione riguardano tutte le aziende più significative della regione. 25 Nello stesso tempo, la CGIL riflette sul rapporto lavoratori-sindacato: ci vuole una maggiore partecipazione della base, con un processo di elaborazione verticale che dalla Camera del Lavoro si proietta sulle categorie. Anche se il discorso “ può essere rovesciato …Partire cioè dalla fabbrica e risalire … fino al vertice ”. 26 Pesano ancora i legami partito-sindacato, ma l’unità sindacale è fortemente invocata e sta diventando già una realtà in tante fabbriche. Si fa strada, sia pure a passi timidi, la coesione alla base, tra i lavoratori. 27 Sul versante politico, anche in Valle d’Aosta si avvia il centro sinistra, con un’ardita operazione di ribaltamento delle alleanze al Comune di Aosta e all’Amministrazione Regionale, governate fino ad allora da una coalizione che 114 ] 16) Le Travail del 13 ottobre 1964 17) Relazione del segretario Renato Strazza al VI° Congresso Regionale CGIL, pag. 3 18) “ Si paga con acconti alla Fera di St. Vincent ”, in Le Travail del 21 febbraio 1964 19) Lotte sindacali , periodico regionale Cisl, del 26 maggio 1967 20) Riguardo alla “Nuova Fera” ved. l’articolo “ La Fera vuole 50 milioni: assume e licenzia 50 operai ” in Le Travail del 29 settembre 1967 21) Intanto, le elezioni della nuova Commissione Interna alla Fera hanno dato la maggioranza assoluta alla CGIL come apparso su Le Travail del 8-3-1968. 22) Il punto di vista operaio è efficacemente espresso nell’intervento svolto da Albino Péaquin, operaio Fera, alla Conferenza Regionale di Organizzazione dello PSIUP valdostano del 3 dicembre 1967 a Verrès. 23) L’articolo “I democristiani hanno proposto che la Regione compri la Fera! ” e la Giunta del Leone ha votato invece un o.d.g. per un intervento IRI, tratto da Le Travail del 5 giugno 1965. 24) Relazione Strazza già citata, pag. 11 25) Relazione Strazza già citata, pag.6 26) Relazione Strazza già citata, pag. 27 27) Vedasi l’articolo “Sciopero unitario alla Cogne” riportato su Le Travail del 16 marzo 1965.
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