Lavoro e diritti in Valle d'Aosta

È una trasformazione economica e sociale che prepara la contestazione del ’68 e le lotte dell’autunno caldo, preannunciate negli anni del “post miracolo” e accompagnate da grandi trasformazioni a livello nazionale e internazionale. La Valle d’Aosta vive un po’ ai margini di questo processo. Una condizione che viene ben descritta nella relazione del segretario Mario Colombo al V° Congresso regionale della Camera del Lavoro del 1960. In Italia, nel 1959, si sono attuati i rinnovi dei grandi contratti nazionali di categoria con importanti passi avanti nell’unità di lotta che si è realizzata nelle fabbriche e significativi sono stati gli aumenti salariali acquisiti: “ i lavoratori che [nel 1959 n.d.r.] hanno beneficiato dei miglioramenti ottenuti sono oltre 6 milioni … si può affermare che ben 200 miliardi sono passati dalle tasche dei padroni alla busta paga dei lavoratori.” 3 I progressi conseguiti sono anche patrimonio dei lavoratori valdostani, che, peraltro, a giudizio della CGIL , non sono rimasti a guardare: c’è stata una costante difesa dello “zoccolo duro” della condizione operaia, dell’occupazione e dei salari alla Cogne Sider come nelle miniere, all’ Ilssa Viola e nelle altre fabbriche della bassa Valle. Anche gli edili e i salariati agricoli hanno lottato con successo per il contratto integrativo; vertenze e accordi non sono mancati. Secondo la CGIL , il quadro regionale non ha sfornato miracoli, si sono semplicemente conservate quelle sei o sette realtà industriali nate in anteguerra, senza significativi inserimenti di nuove attività. Nell’industria in senso stretto, si legge sempre nella relazione introduttiva di Mario Colombo, l’occupazione – dal 1953 al 1959 - è diminuita pressappoco del 20%; il “boom” sembra solo aver toccato l’edilizia, grazie a una nascente speculazione immobiliare, produttrice di uno sviluppo ineguale. La ripresa della CGIL valdostana, “dopo gli anni duri del 1955 e del 1956”, è stata lenta, ma continua: i componenti CGIL nelle varie Commissioni interne sono pur sempre in maggioranza (nel ’59 essi sono 27, a fronte dei 14 Cisl e dei 7 Savt). 4 Migliorano i confini normativi del potere sindacale , si è fatto qualche passo avanti nell’azione unitaria, si sono ottenuti discreti risultati salariali. 5 In sintesi, un quadro di avanzamenti generalizzati sul piano rivendicativo a fronte di un susseguirsi rilevante di lotte. Il tutto permeato di una crescente tendenza a superare le divisioni tra le confederazioni. Certo è difficile provare entusiasmo in una regione nella quale “i due terzi del reddito prodotto che rimane agli industriali viene tranquillamente trasferito fuori Valle …”: l’incapacità di creare sviluppo è un’attribuzione dolorosa ma costante della nostra regione. Occorre perciò far assumere all’Amministrazione Regionale “coraggiose iniziative”. 6 La CGIL non sta però a guardare: si fanno, in quel congresso del marzo 1960 , proposte che riecheggiano il clima della Cgil di Di Vittorio e, per certi aspetti, ancora attuali. In questo senso, la relazione di Colombo al V Congresso regionale della CGIL valdostana ci comunica cose interessanti. Bisogna, egli dice: • rivitalizzare le miniere di La Thuile, con la riconversione dell’antracite a scopi di produzione termo-elettrica; • affrontare il nodo delle politiche tariffarie del monopolio elettrico; • promuovere l’arrivo del metanodotto da Ivrea ad Aosta; • adottare una linea di “giusta considerazione della salute in fabbrica” (problema della silicosi); • potenziare l’informazione sindacale(“La Colata” deve diventare il giornale di tutti i lavoratori della CGIL ). L’impegno a perforare la tradizionale ritualità delle relazioni congressuali con elementi di riflessione economica e sociale, gli interessanti proponimenti “pratici” contenuti nella relazione e l’appello accorato e sincero all’unità indicano che, almeno in parte, il clima di ripresa e di fiducia contagia anche la Valle. Non siamo i protagonisti, sembra suggerire la CGIL valdostana, ma vogliamo partecipare. In altri termini, la Valle non ha visto lo sviluppo industriale del Nord ovest, ma si ha la sensazione che dallo sviluppo dell’economia e del tenore di vita, dalla “maggiore disponibilità di posti di lavoro” si può cogliere la premessa per rivendicare salari più elevati, una più equa redistribuzione del reddito ai lavoratori, la riduzione degli orari di lavoro, la parità salariale tra donne e uomini. 7 Queste considerazioni sembrano confermate dalla lotta degli operai Cogne dell’ottobre di quell’anno. La Cogne è considerata, non a torto, il cuore dell’economia industriale della regione; dalla Cogne sono venuti i quadri operai delle Commissioni Interne, ma 112 ] 3) Relazione del segretario MARIO COLOMBO al V Congresso regionale CGIL, pag. 2 4) Ibidem, pag. 4 5) È del 1959 la legge che conferisce validità obbligatoria dei contratti collettivi a tutti i lavoratori di un determinato settore, citata nella relazione di Mario Colombo. 6) Ibidem, pag. 13 e segg. 7) Ibidem, pag. 17-18

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