Lavoro e diritti in Valle d'Aosta
Gli anni del miracolo e la svolta degli anni ’60 Per vari aspetti, in Italia, il 1960 appare un anno di svolta. Non soltanto per il fatto che sia l’anno del governo Tambroni, delle proteste di piazza e della fiaccola olimpica romana, quanto piuttosto per il clima che il paese sta vivendo nel suo complesso. Negli anni 1958-1963 si realizza il “miracolo economico”: nel 1960, la popolazione supera i 50 milioni di abitanti e per la prima volta, due anni prima, gli addetti all’industria e ai servizi hanno superato quelli agricoli. Il prodotto lordo nazionale viaggia ad una media superiore al 6%, la popolazione attiva sfiora i 20 milioni e il terziario raggiunge l’industria nel primato della produzione di ricchezza. Sono anni di migrazione interna massiccia, di rimescolamenti sociali che cambiano i connotati della classe operaia nelle fabbriche, portano alla ribalta giovani operai e studenti, diversi nei consumi, negli approcci relazionali, nei costumi e nei luoghi della politica e dell’economia. Dal 1951 al 1960, il reddito lordo del settore industriale cresce del 104 per cento; il grande sviluppo industriale modifica, insieme con l’ambiente economico, anche la struttura sociale, dentro la quale si compie la graduale trasformazione delle tradizionali caratteristiche della classe operaia. La “professionalità” di origine artigianale cede il passo all’apparire dell’operaio comune della catena di montaggio, ed è un cambiamento che investe tutto il decennio successivo. 1 La repressione degli anni Cinquanta aveva distrutto il vecchio quadro operaio e sindacale. Il sindacato, che poggiava essenzialmente sugli operai specializzati e qualificati, aveva scarse radici tra gli operai comuni e i giovani. La crisi, evidenziata dalla sconfitta Fiom nelle elezioni di C.I. alla Fiat del 1955, produce un brusco richiamo alla nuova realtà di fabbrica e spinge la CGIL all’autocritica. Nel periodo che va dal 1959 al 1963, la rabbia operaia, a lungo compressa nelle fabbriche dai problemi della ricostruzione, dalle divisioni ideologiche e dalla repressione padronale, riscuote la società. Già negli scioperi del 1959-60 per i contratti, si avvertono i primi segni di una ripresa unitaria a livello sindacale con la riscossa degli operai delle grandi fabbriche: nell’aprile del ’60, lo sciopero di 16 giorni degli operai della catena di montaggio dell’Alfa Romeo segna il ritorno a una autonoma iniziativa operaia sulle condizioni di lavoro. Due mesi dopo, è l’intero paese che “suona la carica” antifascista, contro la costituzione del governo Tambroni appoggiato dei fascisti e la preannunciata volontà di tenere il congresso nazionale del MSI a Genova. La risposta popolare contro quel disegno autoritario è punteggiata da scontri sanguinosi in tutta la penisola, drammaticamente segnati dai morti di Reggio Emilia e di Palermo: è la Camera del Lavoro di Genova insieme alla classe operaia del Nord a guidare la protesta popolare. Il governo Tambroni è costretto alla fine alle dimissioni il 9 luglio. 2 Nelle lotte contrattuali 1962-63, tornano a lottare gli operai Fiat; in questa ripresa della spinta dal basso cominciano a venir meno le divisioni e le incertezze delle organizzazioni sindacali degli anni ’50. La presenza e il ruolo del sindacato, in questa fase della nostra storia, dopo gli anni della ricostruzione e l’acutizzarsi della guerra fredda, il confino operaio nelle grandi fabbriche e la divisione ideologica, sembrano riprendere forza e terreno. Le lotte operaie dei primi anni ’60 hanno dato una spallata a tutto questo. La CGIL , che ha visto subire ai suoi attivisti i maggiori torti delle politiche di isolamento e di minacce, raccoglie per prima questo nuovo vento. [ 111 1) V. FOA, Sindacati e lotte sociali, in “Storia d’Italia ”, Vol. 5**, Ed. Einaudi,1973 pag. 1826-1827 2) N. KOGAN, L’avvento di Tambroni, in “Quaderni di Rassegna sindacale ” n° 117, 1985 - pag. 134 e segg. GLI ANNI ’60 IN VALLE D’AOSTA (1960-1973) Piero Parlamento Piero Parlamento, responsabile Ufficio vertenze della CGIL regionale dal 1974 al 1982, studioso del movimento operaio valdostano.
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