Lavoro e diritti in Valle d'Aosta
descritti con efficacia dello storico americano Norman Kogan: “Nel 1955 la signora Luce, ambasciatore americano a Roma, promosse una nuova politica volta a colpire ulteriormente la CGIL . Il dipartimento della Difesa statunitense era solito assicurare alle fabbriche europee contratti off shore per la produzione dell’equipaggiamento militare che il governo degli Stati Uniti forniva ai suoi alleati; la signora Luce riuscì a far dichiare al dipartimento della Difesa che non sarebbero stati concessi ulterirori contratti alle imprese italiane in cui i candidati della CGIL avessero ottenuto più del 50% dei voti nelle elezioni delle commissioni interne” 84 . Il Direttore della Guinzio e Rossi, Callabioni, chiese di dimettersi alla CI , composta per lo più da attivisti CGIL , perché “ altrimenti non si può concorrere ad una commessa americana perché gli americani non vogliono che la C.I . sia capeggiata dalla CGIL , e passa anche alle minacce dicendo che se la C.I. non farà ciò che la Direzione chiede, licenzierà da 70 a 80 dipendenti”. Il ricatto aziendale si fermò per il fallimento della raccolta di firme volta a far dimettere la CI della Guinzio e Rossi perché “su 370 dipendenti circa, tra operai e impiegati, sono riusciti appena a racimolare nel modo che si è detto 95 firme in tutto” 85 . La repressione riguardò figure che nulla avevano a che vedere con la CGIL ma la cui presenza non era ritenuta più opportuna dalla Direzione Cogne. Sono i casi dell’ing. Berzieri e dell’ex Assessore regionale all’Industria e Commercio Pierre Fosson. L’ing. Berzieri, Direttore Centrale dello stabilimento di Aosta, fu licenziato in tronco probabilmente perché non condivideva il clima intimidatorio e le pesanti scelte messe in campo dalla Direzione; era una figura popolare sia perché eletto dai lavoratori nel ’46 con Candido Vacher nel Consiglio d’Amministrazione della Nazionale Cogne in loro rappresentanza, sia per essere stato per anni nel Consiglio Comunale di Aosta. Invece, Pierre Fosson, dirigente dell’ U.V . e tra i promotori del SAVT , fu trasferito all’inizio del ’55 nella filiale di Bologna della Cogne. Nonostante la falcidia subita dal suo quadro attivo, la CGIL poteva vantare con orgoglio una netta superiorità nella rappresentanza tra i lavoratori. Tra il 1954 e il 1955, considerando 17 realtà lavorative dell’industria e dei servizi ( Stipel e Ospedale Mauriziano), per un totale di 11.490 lavoratori, su 8.353 voti validi espressi per il rinnovo delle CI, la CGIL raccoglieva 5.494 preferenze, il SAVT 1.562 e la CISL 1.248. Su 76 componenti delle diverse CI ben 48 erano della CGIL ed il restante era suddiviso tra CISL e SAVT . La sconfitta della FIOM nelle elezioni del marzo 1955 alla Fiat , dove per la prima volta dalla liberazione fu superata dalla CISL ed anche la UIL ebbe un suo consolidamento, rappresentò il test più significativo e preoccupante dei limiti ed errori dell’azione CGIL . Nello stesso anno la Fiat incominciò la produzione della “600”, la vetturetta che il sindacato di Torino aveva proposto due anni prima in polemica con le scelte produttive del capitalismo monopolistico e la cui diffusione di massa cambiò il volto dell’Italia. Così la sconfitta della FIOM coincise con lo svuotamento del progetto di produttivismo alternativo che CGIL e sinistra avevano elaborato negli anni ’50. La discussione si aprì subito in CGIL , a partire dal Direttivo di luglio dove Di Vittorio sviluppò un’analisi convincente della sconfitta che caratterizzò il dibattito del IV Congresso Nazionale del febbraio-marzo ’56. Nel suo intervento al Congresso, non più tenuto sulla base di mozioni ma su temi congressuali, Di Vittorio sostenne: “ l’esame, in tal senso, compiuto dal nostro Comitato direttivo nell’aprile scorso, ci permise di constatare che, se alla base di alcuni colpi duri inflitti alla nostra CGIL in determinati complessi monopolistici vi era la forte pressione padronale, col ricatto della fame, era vero altresì che lo stesso padronato aveva potuto utilizzare i nostri gravi errori di impostazione sindacale, e gravi deficienze del nostro lavoro specialmente sul terreno aziendale. Ci accorgemmo, cioè di non avere studiato a fondo i nuovi processi produttivi introdotti nelle aziende e le nuove condizioni di lavoro, le nuove forme di retribuzione ad incentivo, le complesse forme di supersfruttamento, molto differenziate da un’azienda all’altra e spesso da un reparto all’altro, che ne erano derivate per gli operai e che continuano a modificarsi incessantemente…Dalla mancata e difettosa conoscenza di queste nuove situazioni in continuo mutamento è derivato il grave errore di perseguire schemi di carattere generale nelle rivendicazioni salariali, invece di elaborare con gli stessi lavoratori, nelle fabbriche e nei reparti, rivendicazioni corrispondenti alle loro esigenze concrete più sentite” 86 . 106 ] 84) Norman Kogan, Politica estera italiana , Lerici 1961, pp. 112-113. 85) “Un grave attentato alla libertà e all’indipendenza” Le Travail , n. 8, 22.4.55.
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