Lavoro e diritti in Valle d'Aosta

facesse togliere la fune, e così fatta: “ aveva da una parte il tricolore italiano e dall’altra i colori rosso e nero della Valle d’Aosta e che portava scritto in oro - Siano riammessi i tre licenziati · Siano soddisfatte le nostre rivendicazioni - era stata offerta dalle donne della città di Aosta ” 79 . Il 25 maggio a Torino si aprì la trattativa con la Direzione Cogne ed alla presenza dell’Associazione Valdostana Industriali, si concluse con un nulla di fatto nonostante una temporanea sospensione dello sciopero. Intanto, il fronte sindacale s’indebolì perché la CISL si dissociò, accusando la CGIL di mascherare con rivendicazioni salariali una mobilitazione con finalità politiche. CGIL e SAVT proseguirono la vertenza con le stesse modalità di sciopero nel mese di giugno, non smuovendo una situazione sempre più difficile. A fine maggio la trattativa riprese a Torino tra la Direzione Cogne e CGIL , CISL e SAVT per arrivare ad un punto di caduta ai primi di luglio. I risultati positivi ottenuti riguardarono il ridimensionamento del provvedimento disciplinare a carico di Ferronato (da tre ad un solo giorno di sospensione e l’impegno aziendale ad annullarlo del tutto entro tre mesi); lo sblocco graduale delle assunzioni degli allievi della Scuola Cogne; l’applicazione per gli anziani della procedura prevista per i licenziamenti individuali, quindi con l’assistenza della CI caso per caso. Invece, la soluzione adottata per le multe agli operai dello Alto Forno per lo sciopero del 30 marzo contro la “Legge truffa” non fu accettata dalla CGIL per la sua ambiguità. Infatti, l’accordo sottoscritto da CISL e SAVT prevedeva la corresponsione di 7.000 lire anche agli operai dell’Alto Forno non multati e che, quindi, non avevano scioperato. Mentre per chi aveva scioperato le 7.000 lire date dall’azienda annullavano di fatto la multa, per gli altri rappresentavano un consistente premio antisciopero. In cambio la Direzione ottenne che per questo reparto vigesse l’obbligo di un preavviso di 24 ore in caso di sciopero oltre il mantenimento di un presidio continuo. La CGIL ritenne l’accordo fortemente limitativo del diritto di sciopero e perciò lo respinse, ricontrattandolo durante la vertenza degli anni ’60. Sul problema della non gradita presenza dei guardiani nei reparti si ebbe, soltanto, un generico impegno dell’Azienda ad evitare comportamenti degli stessi che potessero comportare nuove tensioni. Nella prima decade di luglio si consumò la rottura definitiva della trattativa tra la Camera del Lavoro e la Direzione Cogne sulla richiesta degli aumenti salariali e sul licenziamento di tre membri della CI. Da parte loro, CISL e SAVT condussero una loro trattativa sulla parte economica, il SAVT si allineò alla posizione della CISL che, sul piano nazionale, con la UIL stava contrattando con Confindustria il primo accordo separato del dopoguerra. Sulla prima rivendicazione la CGIL tentò una mediazione passando dalla richiesta originaria di un acconto mensile di circa 2.000 lire ad una tantum di 5.000 lire ma la risposta fu negativa perché la Cogne si fece forte dell’accordo nazionale appena stipulato, a metà giugno, da CISL e UIL con la Confindustria per un aumento salariale di 390 lire al mese. Fu più complessa la questione dei licenziamenti di Comin, Ourlaz e Vittone di cui era stato richiesto il ritiro dai sindacati all’inizio del confronto con la Cogne. In un primo momento la Direzione si dichiarò disponibile ad annullare i licenziamenti, però solo Ourlaz sarebbe tornato in produzione mentre per Comin e Vittone l’unica possibilità era dimissionarsi con un indennizzo la cui entità non era definita nei termini voluti dalla CGIL . La questione aveva per la Camera del Lavoro una grande rilevanza politica e non poteva, quindi, accettare decisioni che sminuissero la dignità politica dei suoi rappresentanti: Guido Comin oltretutto era il Presidente della CI Sider. Pertanto, la CGIL replicò alla Cogne che oltre al ritiro dei licenziamenti ed al rientro in produzione di Ourlaz era necessaria una ricollocazione diversa per Vittone ed il solo pensionamento, da concordare peraltro, era quello di Comin. La Direzione rigettò le richieste della CGIL e le chiese, invece, di adeguarsi all’accordo stipulato con CISL e SAVT che non prevedeva più il ritiro dei licenziamenti ma la riassunzione previa domanda di Ourlaz ed il pensionamento di Guido Comin con le stesse modalità. Veniva, invece, confermato il licenziamento nudo e crudo di Ottavio Vittone che la CGIL continuò ad assistere in perfetta solitudine. Nonostante il non soddisfacente esito della lunga mobilitazione, culminata con un accordo separato e col pesante tentativo di isolare la CGIL , le elezioni del settembre’54 delle CI della Cogne confermarono la 104 ] 78) La Colata , n. 10, 19.5.54. 79) La Colata , n. 12, 30.05.54.

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