Lavoro e diritti in Valle d'Aosta

maschili ed anche il miglioramento degli assegni familiari. Invece, la CISL limitava le proprie richieste all’aumento degli assegni familiari e ad una operazione di conglobamento intesa prevalentemente come operazione di “pulizia contrattuale”. L’iniziativa congiunta della Camera del Lavoro di Aosta e del SAVT nei confronti dell’ AVI , datata 27 giugno ’53 a firma per la CGIL di Ravina, Ciocchetti, Colombo e per il SAVT di Bois, Vuillermoz e Ravet, pur ricalcando l’impostazione rivendicativa della CGIL nazionale, presenta tuttavia degli aspetti interessanti e particolari. Innanzitutto, denuncia il forte differenziale tra “il costo vita medio per la Valle d’Aosta per l’anno 1952, riferito alla famiglia tipo è risultato di £ 59.630 mensili” mentre “la retribuzione minima del manovale comune è di £ 27.015 mensili”. Da qui la richiesta che “la retribuzione minima del manovale comune per la Valle d’Aosta venga elevata almeno al 50% del costo vita stesso”, come parametro per tutti gli aumenti. A ciò si aggiunse la perequazione delle retribuzioni femminili con quelle maschili “almeno all’ 87%” 71 . Le richieste specifiche avanzate da CGIL e SAVT all’Associazione Valdostana Industriali riguardavano la contestazione del continuo ricorso alle assunzioni a termine da parte della Direzione Miniere della Nazionale Cogne e “la revoca dei provvedimenti disciplinari adottati da varie aziende della Valle di Aosta nei confronti dei lavoratori che hanno scioperato il 30 marzo e 14 aprile ultimi scorsi”. Probabilmente il SAVT dovette far sua questa richiesta per l’adesione di molti suoi iscritti agli scioperi indetti dalla CGIL contro la “Legge truffa” e il Piano Schuman, nonostante la sua estraneità e contrarietà a tali mobilitazioni. La risposta dell’ AVI fu l’impossibilità a trattare i punti rivendicativi e le altre richieste in quanto oggetto di un confronto nazionale e, quindi, fuori “della nostra competenza specifica”, ciò non era del tutto vero perché in alcune realtà aziendali trattative analoghe ci furono e diedero risultati, per quanto parziali e anticipatori rispetto alla vertenza nazionale, come l’ ILSSA Viola che concesse un acconto del 14% sui futuri miglioramenti. La situazione sindacale peggiorò improvvisamente allorché il 1° ottobre 1953 la Direzione della Cogne comunicò alle CI la decisione di licenziare 11 impiegati nel complesso Cogne, 32 operai nelle miniere di Morgex – La Thuile e di ridurre l’orario di lavoro anche del cinquanta per cento in alcuni reparti e per un totale di circa quattromila dipendenti. A ciò si aggiunsero altri 178 licenziamenti tra gli stabilimenti di Castellamonte e Imola. La prima reazione venne dai Sindaci dei Comuni dell’Alta Valle (La Thuile, Morgex, Pré-Saint-Didier e La Salle) i più colpiti dai provvedimenti della Cogne che costituirono un Comitato cittadino con esponenti del commercio, degli albergatori e con l’adesione dei parroci di La Thuile e Morgex per cercare di arginare le conseguenze negative sulla occupazione. Anche il Sindaco di Aosta, Fabiano Savioz, si attivò chiedendo un incontro con la Direzione Generale della Cogne, che fu negato. La trattativa sindacale, supportata da uno sciopero il 13 ottobre 1953, non diede esiti positivi nonostante le proposte di CGIL, CISL e SAVT volte a ridurre la portata delle decisioni aziendali e si chiuse con un mancato accordo la sera del 14 ottobre. Nello stesso giorno si costituì ad Aosta “Il Comitato cittadino per la difesa dei Lavoratori Cogne” formato in analogia a quello dell’Alta Valle dal Sindaco, dai sindacati ivi compresi quelli della scuola, dai parroci del capoluogo, dai partiti, da molte associazioni tra cui l’Unione Donne Italiane, dagli esponenti dell’artigianato e del commercio. Il Comitato ottenne un incontro a Torino con la Direzione Generale il 14 novembre, il cui esito fu così amaramente commentato dallo stesso: “Le risposte sono state indeterminate, e si potrebbe dire evasive: praticamente non sono state date né assicurazioni né affidamenti per la reintegrazione dell’occupazione operaia…” 72 . Dopo un convegno ad Aosta di tutte le CI degli stabilimenti Cogne presenti nel Nord Italia, una loro delegazione – la Valle era rappresentata da Guido Comin Presidente delle CI e da Mario Colombo per la FIOM – s’incontrò il 19 novembre a Roma con il sottosegretario Mot del Ministero delle Finanze a cui illustrarono la piattaforma elaborata nel Convegno di Aosta. L’incontro ebbe natura interlocutoria, come si direbbe oggi. In quell’occasione la delegazione fece polemicamente notare come la Cogne stesse distribuendo ai propri dipendenti non più il carbone di La Thuile ma quello delle miniere di Ribolla, nel Grossetano, a comprova della volontà di ridurre sempre più l’attività estrattiva in Valle. Dopo molte insistenze, il 17 dicembre il “Comitato di [ 101 71) “La C.d.L. e il SAVT chiedono l’aumento delle retribuzioni”, Le Travail , n. 10, 21.07.53. 72) “Comitato a difesa lavoratori Cogne”, Fondo Istituto storico della Resistenza e società contemporanea in Valle d’Aosta.

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