Nota congiunturale regionale Marzo 2015

16 Noleggio, agenzie viaggio. P: Istruzione. Q: Sanità. R: Attività artistiche e di intrattenimento S: Altri servizi. 10: Industrie alimentari. 11: Industrie bevande. 13: Industrie tessili. 14: Articoli abbigliamento. 15: Articoli in pelle. 16: Industrie legno. 18: Stampa. 19: Coke e derivati petrolio. 20: Prodotti chimici. 22: Art. gomma. 23: Lav. minerali non metalliferi. 24: Metallurgia. 25: Prodotti in metallo. 26: Computer, elettronica e ottica. 27: Apparecchiature elettriche. 28: Macchinari n.c.a. 31: Mobili. 32: Altre attività manifatturiere. 33: Riparazione, manutenzione, installazione macchine ed apparecchiature. Fonte: elaborazioni su dati ISTAT, 2015. Anche sulla base dei dati forniti dall’ultimo censimento dell’industria dell’ISTAT, la Banca d’Italia rileva che nello stesso periodo (2001-2011) il numero di addetti nei settori manifatturieri valdostani è diminuito del 27,7%. La loro quota sull’occupazione complessiva è così passata dal 13,4% all’8,9%, seguendo per altro la stessa dinamica a livello nazionale, per il quale la quota è passata dal 24,9% al 19,5%. Come accennato all’inizio di questo paragrafo dedicato al tessuto industriale, all’interno del comparto manifatturiero della Valle d’Aosta si è assistito ad un calo rilevante degli addetti alla produzione di computer ed elettronica-ottica che ha causato una diminuzione della quota dei settori ad alto contenuto tecnologico. Questa tendenza è stata però compensata dall’accresciuta rilevanza occupazionale delle attività industriali a medio-alto contenuto tecnologico quali le apparecchiature elettriche e di uso domestico. Anche le produzioni a bassa tecnologia come quelle delle industrie alimentari, delle bevande e del legno hanno aumentato i loro addetti a livello regionale. La riduzione degli addetti ha invece interessato le attività a medio-bassa tecnologia quali la metallurgia ed i prodotti in metallo. Negli stessi anni il settore terziario in Valle d’Aosta ha visto aumentare il numero di addetti in misura pari al 22,9% con una ricomposizione interna orientata ai comparta a bassa intensità di conoscenza (dal 48,8% al 50,6%) determinato soprattutto dal forte aumento degli addetti nei servizi di alloggio e ristorazione: 63,3% e 47,7% rispettivamente (Banca d’Italia, 2014). Le percentuali riportate nei grafici che compongono la figura 4 contribuiscono ad illustrare la situazione più recente (2012) frutto della dinamica tracciata dalla Banca d’Italia. Si considerino dapprima i più classici indicatori di specializzazione produttiva: il valore aggiunto ed il numero di occupati. In Valle d’Aosta i servizi di fornitura di energia elettrica, gas e vapore hanno contribuito per il 14,5% del valore aggiunto regionale; insieme al comparto delle costruzioni (14,1%), del commercio (12,4%), dei trasporti e magazzinaggio (8,9%) e di alloggio e ristorazione (8,8%) la quota arriva al 58,7%. I comparti delle costruzioni (15,3%), dei servizi di alloggio e ristorazione (16,3%) e del commercio (17,1%) confermano una specializzazione della Valle d’Aosta concentrata nei settori tradizionali anche per quanto riguarda il numero di occupati sul totale ed il numero di occupati dipendenti. Gli stessi settori si distinguono quando si esamina la distribuzione settoriale del fatturato. Le attività commerciali hanno incamerato il 27,1% dei ricavi regionali complessivi, seguite dai servizi di distribuzione di energia elettrica, gas e vapore (24,1%) e, a distanza, dalle costruzioni (10,3%) e dalla metallurgia (7,9%). Il settore che più di ogni altro si è distinto nel 2012 per le attività di investimento sono state le attività di fornitura di energia elettrica, gas e vapore che ha rappresentato il 33,7% degli investimenti lordi complessivamente rilevati. Una percentuale che si può comunque spiegare con l’elevato valore unitario delle spese per investimento che strutturalmente caratterizza questo settore relativamente agli altri. I comparti del trasporto e magazzinaggio (10,8%), delle costruzioni (10,4%) e delle attività immobiliari (8,6%) sono, nell’ordine, le altre produzioni che rappresentano percentuali notevoli sugli investimenti lordi totali in regione. Il grado di competitività di un settore, inteso non come la struttura di mercato interna ad esso – che può essere più o meno concorrenziale – bensì come la capacità di competere, può essere valutato anche sulla base del costo del personale impiegato. Anche assumendo questo punto di vista non vi sono particolari sorprese circa i settori più rilevanti. Le costruzioni sono il comparto con le maggiori spese per il personale (15,2% del totale regionale), seguite dal commercio (13,3%), dai servizi di trasporto e magazzinaggio (10,0%) e, dai servizi di alloggio e ristorazione (9,6%). Più distanti si trovano i comparti delle attività artistiche e di intrattenimento (7,1%), i servizi di informazione e comunicazione (6,0%) e le lavorazioni metallurgiche (5,9%).

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